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Cerqueto InForma

Storia, cultura e vita di un paese

“Perché sia un vero Natale riscopriamo il nostro essere con Dio!” – Colloquio con Mons. Michele Seccia, vescovo di Teramo

Alla sacra rappresentazione del Presepe Vivente di Cerqueto ha assistito anche il Vescovo della diocesi di Teramo, Monsignor Michele Seccia. Il vescovo ha avuto modo di vedere soltanto l’ultima parte dello spettacolo   ma ciò è stato sufficiente perché lo apprezzasse profondamente riconoscendone l’alto valore scenografico. Il Vescovo auspica per tutti, sia per i collaboratori che per gli spettatori del Presepe di Cerqueto, che alla rappresentazione scenografica del Presepe Vivente segua l’ espressione della nostra fede in Dio, un augurio di riscoperta del nostro essere con Dio e  di speranza per tutti. Durante la visita pastorale che ho fatto a Cerqueto, nel corso della quale mi avevano fatto vedere il manifesto preparato quest’anno per il  Presepe Vivente con il dipinto di Julio Padrino, mi ero impegnato a venire a Cerqueto per rendermi conto del Presepe.

 

E’ il sesto Natale che faccio nella diocesi di Teramo ma, data la coincidenza del 26 dicembre con una celebrazione tradizionale e storica che si fa da più di trent’anni a Notaresco, non ho mai trovato la possibilità di venire a Cerqueto. Quest’anno, avendolo saputo in tempo, ho preavvertito sia Don Nicola, il parroco che in ha ideato questo presepe  46 anni fa, sia il parroco di Notaresco che è stato così gentile da anticipare di un’ora la messa prevista per le 18.00. E’ una messa importante quella di Notaresco,  ci sono tutte le coppie che celebrano l’ anniversario del proprio matrimonio: 25, 40, 45, 50, 60  anni di matrimonio. E’ bene che il Vescovo ci sia in questa singolare celebrazione e poi quest’anno in particolare ho voluto ricordare un parroco,  Don Lucio Scaramazza, già parroco della cattedrale, che aveva dato inizio a questa manifestazione, morto proprio il 31 ottobre scorso.

Quindi, sia pure in ritardo sono arrivato a Cerqueto insieme a Don Nicola, Don Antonio, il parroco cinese che aiuta Don Nicola nella parrocchia di Montorio, ed ho portato anche mia sorella. Quando siamo giunti, a parte la folla che ho visto, lo scenario mi ha subito incantato per l’illuminazione, la capanna così come è stata allestita e collocata. Poi ascoltare tutti i riferimenti biblici, in modo particolare, dopo cinque minuti dal mio arrivo, i riferimenti ai pastori mentre questi scendevano dalla montagna con le fiaccole: godere di questo spettacolo all’insegna del silenzio è stato un incanto. Il silenzio è qualcosa che voglio far notare, il silenzio con cui viene seguita questa sacra rappresentazione. Poi, prima che i pastori portassero i doni in segno di adorazione, mi ha anche colpito il modo con cui è stato raffigurato e illuminato di bianco l’angelo che annunzia la buona novella ai pastori, sulla destra, molto molto bello. Poi i Re Magi, partiti da lontano, la corte di Erode, il proseguimento  del cammino dei Magi e l’effetto straordinario della stella, con il timore di qualche incendio, anche se poi ho capito che si trattava di fuochi non pericolosi, fino alla fine, con la mistica scena della conclusione.

Io credo che, a parte la bellezza dello spettacolo, è meravigliosa l’unicità del territorio scelto, lo scenario naturale della montagna dove, come mi ha spiegato Don Nicola, viene rappresentato tutto il racconto biblico che parte addirittura dalla creazione. Mi auguro di avere la possibilità di assistere allo spettacolo completo il prossimo anno, ma non ho dubbi sulla validità della rappresentazione e mi auguro anche che, aldilà di questa rappresentazione, per tutti gli spettatori ci sia stato proprio un momento di riflessione.  Natale, nasce l’ Emmanuele, Dio con noi! Ma perché sia un vero natale riscopriamo il nostro essere con Dio!

Oggi, accanto a queste  bellissime iniziative, c’è il rischio che tutto si consumi in un’esperienza emotiva. Da questo si deve però passare proprio all’espressione della nostra fede, la nostra fede in Cristo, in Dio, nell’Eucarestia. E’ questo che interessa al Vescovo. Un plauso alla devozione popolare che ha saputo coltivare, incentivare e migliorare quella che è stata l’intuizione di un prete, ma al plauso segue l’auspicio, l’augurio che si passi dalla rappresentazione scenica alla espressione della    nostra fede in Dio”                                                                                                               

Adina Di Cesare