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Cerqueto InForma

Storia, cultura e vita di un paese

Archivio per "Ambiente &Territorio" Rubriche


Il grifone

Foto n.1 grifone in volo

Vi è stato un lontano passato durante il quale i cieli dell’Abruzzo erano solcati dalle grandi sagome di ben quattro specie di avvoltoi, tutte quelle un tempo incluse nella fauna italiana.   Questi avvoltoi erano il grifone (Gyps fulvus), dotato di apertura alare di 2,4 -2,8 m, lunghezza di 93 – 117 cm e peso di 5,1 – 8,5 kg, l’avvoltoio monaco (Aegypius monachus), che ha apertura alare di 2,65 – 2,95 m, lunghezza di 110 – 115 cm e peso di 6 – 13 kg, l’avvoltoio degli agnelli, detto anche gipeto, avvoltoio barbuto od ossifraga (Gypaetus barbatus), che ha apertura alare di 2,4 – 2,9 m, lunghezza di 100 – 120 cm e peso di 4,2 – 6,5 kg ed infine il più piccolo capovaccaio o avvoltoio degli Egizi (Neophron percnopterus), dotato di apertura alare di 1,5 – 1,7 m, lunghezza 55 – 65 cm e peso di 1,4 – 2,3 kg. Queste quattro specie rappresentavano in Italia un insieme di grandi uccelli appartenenti alla famiglia degli Acciptridi, specializzatisi, fin da epoche molto remote, le loro testimonianze fossili risalgono al Miocene, nel ruolo di rapaci spazzini degli ambienti di altopiano, prateria e savana dei continenti africano ed eurasiatico. Nelle Americhe questo stesso ruolo viene ricoperto dagli uccelli appartenenti alla famiglia dei Catartidi, in apparenza piuttosto simili agli avvoltoi del Vecchio Mondo, ma in realtà non strettamente imparentati con essi, che comprendono specie molto note come il condor delle Ande (Vultur gryphus), dotato di apertura alare che raggiunge i 3,25 m e l’avvoltoio reale (Sarcoramphus papa), dalla livrea caratterizzata da vivaci colori. I quattro avvoltoi inclusi nella fauna italiana, che appartengono a quattro differenti generi, presentano aspetto ed abitudini abbastanza diversi, occupando in natura nicchie ecologiche piuttosto differenziate. (altro…)

Considerazioni sull’eventuale presenza, in passato, del gallo cedrone sul Gran Sasso

Fig. n.1 Maschio e femmina di gallo cedrone (Tetrao urogallus)La conoscenza che abbiamo dell’ambiente che circonda, anche quello più familiare, molto spesso rimane parziale e suscettibile di importanti affinamenti. La natura, nella sua complessità, può riservare sorprese persino nei contesti più scontati, laddove la plasticità e le capacità di adattamento degli esseri viventi si manifestano attraverso la resistenza nei confronti dei fattori di stress e lo sviluppo di processi di colonizzazione di nuovi habitat.  Può così accadere che l’osservazione attenta di ambienti apparentemente banali, come quelli delle nostre colline adriatiche, così fortemente antropizzate, possa mettere in luce aspetti inattesi e sorprendenti come, limitandosi solo al campo faunistico, la presenza di specie inconsuete come il capriolo (Capreolus capreolus), l’istrice (Hystrix cristata), il gruccione (Merops apiaster) o la garzetta (Egretta garzetta). Questi organismi, spesso grandi ed appariscenti, negli ultimi tempi sono riusciti a ritagliarsi degli spazi anche in ecosistemi semplificati e degradati, come quelli che circondano i nostri centri urbani minori della fascia collinare, senza tuttavia destare troppo l’attenzione anche di quanti risiedono in quelle zone. (altro…)

Quando Pasqua viene di maggio

fasi lunariSappiamo tutti che dire “quando Pasqua viene di maggio” è un modo per affermare l’impossibilità che un determinato evento si verifichi. In quale periodo  dell’anno può allora cadere la Pasqua, o meglio, qual è il primo giorno possibile e qual è l’ultimo?

Come è noto,  questo periodo è in relazione con la Luna e con il moto di rotazione di questa intorno alla Terra. Prima di rispondere a tale curiosità, scopriamo qualche notizia relativa alla Luna.

Essa è l’oggetto celeste più facilmente osservabile dalla Terra, molto più del Sole, che ha il grave inconveniente di essere presente di giorno, quando la sua luce è accecante se lo si osserva ad occhio nudo in continuazione. La Luna è anche l’unico satellite della Terra. Dopo tantissimi e complicati studi, sembra ormai assodato, ma non è ancora certo, che essa si sia formata a seguito di un apocalittico impatto che la Terra delle origini ebbe con un oggetto celeste proveniente dalle profondità estreme del Sistema Solare e dalle dimensioni simili al pianeta Marte.

Parte del mantello terrestre si sarebbe squarciato dalla Terra e la Luna si sarebbe formata da questo materiale e da quello residuo dell’altro pianeta, il quale per la gran parte venne comunque assorbito nel nucleo terrestre.  Questa massa entrò nell’orbita del nostro pianeta, assunse una forma sferica (a causa della forza di gravità) e si raffreddò lentamente, formando la Luna come la vediamo oggi.

Il diametro della Luna è di 3.476 km, mentre quello della Terra è pari a 12.756 km, quindi essa è circa 51 volte più piccola della Terra. La sua massa è invece circa 81 volte inferiore a quella della Terra e di conseguenza lo è la sua forza di gravità. A causa di ciò, la Luna non ha un’atmosfera, perché i gas che formano l’aria non sono sufficientemente attratti, come avviene sulla Terra, dalla forza di gravità lunare. E di conseguenza, la temperatura sulla sua superficie varia da un massimo di circa 120 °C sulla faccia illuminata ad un minimo di circa – 160 °C nella parte in ombra. I poli non sono mai toccati dalla radiazione solare, per cui qui la temperatura è molto più bassa di – 160 °C! La sua superficie, come si riesce a percepire anche ad occhio nudo,  è composta da due diversi tipi di terreno, uno più chiaro e l’altro più scuro. (altro…)

I frutti della memoria: le antiche varietà di melo

Foto n. 5. Bartolomeo Bimbi, Mele, 1696-1699 Villa Medicea di Poggio a Caiano, Prato.

L’autunno avanza e la stagione estiva con i suoi raccolti rimane solo un piacevole ricordo, tuttavia da millenni abbiamo imparato che è possibile continuare a beneficiare ancora per mesi dell’eredità dell’estate attraverso la conservazione di alcuni frutti, che fino alla soglia della primavera continueranno a dispensare la dolcezza del periodo caldo. (altro…)

Il corniolo

foto-bei 003Tra i frutti della natura abbandonati a se stessi ormai da diversi anni, che sicuramente vale la pena riscoprire nel nostro territorio ci sono sicuramente le corniole , li crugnìlë, come vengono chiamati a Cerqueto. Nei campi che circondano il nostro paese, lungo la strada che porta ai Canili, e anche nelle zone più alte fino a 1000-1200 metri di altezza, capita molto spesso di imbattersi in gruppi di cespugli  e piante di cornioli,  ricoperti da bacche della grandezza di un‘oliva di color verde, che diventano rosso-bruno quando sono mature. Dal nome dialettale della specie, li crugnìlë, deriva il nome dalla non lontana località di Crognaleto, sempre  in provincia di Teramo, a testimoniare la larga diffusione di questa pianta nella nostra zona.http://cerquetoinforma.altervista.org/blog/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif

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Il cardo dei lanaioli

Capolino spinoso del cardo dei lanaioliIl cardo dei lanaioli o scardaccione (Dipsacus fullonum L.) è una pianta erbacea piuttosto vistosa, abbastanza comune nel nostro territorio, dove vegeta negli incolti umidi, spesso non lontano da torrenti o ruscelli. Il genere Dipsacus appartiene alla famiglia delle Dipsacacee ed annovera 15 specie di piante erbacee biennali o più raramente perenni, il cui areale di distribuzione comprende le regioni mediterranee, l’Europa e l’Asia. La denominazione di cardo attribuita nel linguaggio comune a questa pianta è invero alquanto imprecisa, in quanto oggi sono considerati veri cardi le specie facenti parte dei generi Carduus, Onopordum, Silybum, Cirsium ed altri affini, inclusi nella famiglia delle Asteracee. Il cardo dei lanaioli condivide con queste piante le grandi dimensioni e la presenza di numerose spine nell’infiorescenza, sul fusto ed ai bordi delle foglie, tuttavia le somiglianze si limitano solo a questi aspetti e per la restante parte si tratta di vegetali ben diversi.  Il cardo dei lanaioli nel pieno dello sviluppo può raggiungere l’altezza di 3 m, presenta fusto robusto e ramificato, munito di grandi foglie lanceolate, dentate sul bordo e spinose lungo la nervatura principale. (altro…)

Fibre tessili vegetali della tradizione, una risorsa da riscoprire

Foto n. 1 Fiori di ginestra odorosa (Spartium junceum L.) in un'area collinare del teramano.  Ph. N.Olivieri

La vita delle comunità umane insediate nelle aree montane è stata sempre caratterizzata da un marcato grado di autosufficienza economica, determinato dalle difficoltà delle comunicazioni che spesso rendevano problematici gli scambi ed i commerci. Nei paesi montani come Cerqueto l’autosufficienza si manifestava tramite il consumo prevalente di quanto veniva prodotto in loco, non soltanto in termini di risorse alimentari, ma anche di altri beni di uso comune come manifatture, tessuti, attrezzi da lavoro, mobilio, etc. Nelle aree appenniniche il regime di autosufficienza appare già ben configurato in epoca protostorica, quando gli insediamenti umbro-sabellici tendevano a produrre il più possibile all’interno della comunità, secondo un’ottica di autoconsumo che si protrasse senza grandi sconvolgimenti anche durante il periodo romano, con la diffusione delle ville rustiche.Le invasioni barbariche e l’Alto Medioevo rafforzarono, se possibile, il dominio dell’economia di sussistenza nelle zone interne e nei territori montani, lontani dalle principali direttrici dei commerci, quando ogni villaggio doveva fare essenzialmente affidamento sulle proprie risorse per soddisfare le esigenze primarie. Tra queste esigenze primarie figurava la produzione di tessuti e di vestiario, che era assicurata in primo luogo dalla lana fornita dall’allevamento ovi-caprino, ma che poteva usufruire anche di varie risorse offerte dal mondo vegetale. 

Tra le piante spontanee nel territorio abruzzese le uniche specie dotate di interesse tessile sono la ginestra odorosa (Spartium junceum) (foto n.1), la ginestra dei carbonai (Cytisus scoparius), l’ortica (Urtica dioica) ed alcune specie selvatiche appartenenti al genere Linum. In Abruzzo la ginestra odorosa è una specie molto comune, che vegeta dal livello del mare fino a circa 1600 m di quota, sui versanti collinari asciutti e soleggiati, di natura arenacea, argillosa, marnosa o calcarea. (altro…)

“Stortë come na vïticchjë” – Curiosità sulla Clematis Vitalba

Viticchjë (Germoglio di vitalba-aprile 2013) - Ph. Giovanni Leonardi

“Li vïticchjë” sono i germogli primaverili della “tortë”, la pianta rampicante comunissima in tutta Italia ed il cui nome scientifico è Clematis Vitalba. Vitalba è anche il suo nome più usato in Italia e significa vite bianca (vite alba), mentre sono tantissimi i nomi dialettali, che cambiano da zona a zona. A Cerqueto, come accennavo,  viene chiamata “tortë”, nel senso di contorta e attorcigliata, e la si vede ovunque: in mezzo ai cespugli, lungo il tronco di quegli alberi che ne sono stati avvolti o attorno i muri diroccati. (altro…)

La centrale di Cerqueto

Attraversando il traforo del Gran Sasso, ognuno di noi, al netto di considerazioni di carattere ambientale e sociale sull’opportunità della sua costruzione, almeno una volta si sarà stupito pensando alle evidenti difficoltà che sono state affrontate per realizzare una simile opera. Eppure nel nostro territorio esiste un’altra opera, rappresentata dal complesso delle centrali idroelettriche situate lungo il corso del fiume Vomano,  la cui realizzazione ha sicuramente originato difficoltà di pari grado se non superiori a quelle incontrate per la costruzione del traforo. La differenza tra le due opere è che la prima è logicamente visibile a chiunque percorra quell’autostrada, mentre la mastodontica struttura dell’altra è quasi ignota anche alla maggioranza delle popolazioni che ci abitano vicino, se non sopra di essa; a parte naturalmente gli addetti dell’Enel e chi in passato ha lavorato nei cantieri di costruzione. Qualcuno di questi ultimi ne ha poi una visione solo parziale, ristretta al particolare settore dell’impianto nel quale ha prestato la sua opera. (altro…)

Pastorizia e piante tintorie

La solennità del Natale con la poesia del presepio vivente di Cerqueto ci ha riportato all’ambiente pastorale del Medio Oriente con la sua attonita essenzialità. Un mondo lontano e idealizzato che ci richiama tuttavia prepotentemente alle nostre radici, al nostro mondo passato che si fondava sulla pastorizia e sull’agricoltura. Un mondo che viveva dei prodotti delle greggi, che conosceva i segreti della cardatura della lana, della tessitura domestica, della tintura della lana, dei colori offerti dalle piante spontanee. Un mondo depositario di un patrimonio di conoscenze millenarie che rischiano di cadere nell’oblio nel giro di poche generazioni se non si cerca di conservarne adeguatamente i capisaldi.L’Abruzzo è una regione spiccatamente montana, caratterizzata da un territorio interessato per il 65 % dalle montagne appenniniche, alle quali si aggiunge una fascia collinare che arriva a coprire il 34,9 % del totale della superficie regionale. Nel territorio abruzzese sono compresi i più elevati rilievi della catena appenninica, con l’imponente chiostra della catena del Gran Sasso, che culmina con i 2914 m del Corno Grande, con il massiccio della Maiella che domina i paesaggi del settore sudorientale della regione, raggiungendo i 2793 m con il monte Amaro, con il monte Velino (2487 m), terzo rilievo in ordine di altezza degli Appennini, posizionato nella catena del Velino-Sirente che attraversa il settore centrale della regione. (altro…)

Il prugnolo- Prëgnùlë

Lungo i margini di molti sentieri che circondano il nostro paese, è facile  in questo periodo imbattersi nei bellissimi frutti di colore blu violaceo del prugnolo. I frutti adesso, dopo le gelate, sono maturi e buoni da mangiare, perché hanno perso il sapore aspro, sono diventati più morbidi e soprattutto non “allappano”, come succede quando non sono maturi. Acquistano anche un pregio particolare se si pensa che sono una delle poche bacche commestibili nella stagione invernale ed una delle poche a donare un po’ di colore, specie quando la mattina riflettono la luce del sole, all’ambiente brullo e sbiadito tipico della stagione. Rappresenta anche una buona riserva di cibo per gli uccelli in questi mesi più freddi. (altro…)

L’astore, il silenzioso predatore dei boschi

 

Non era la prima volta che, insieme ad Alessandro, stavo preparando un capanno fotografico, ma questo, appena fuori dal perimetro del Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga, si preannunciava veramente “unico”. Quante volte, da ragazzo, leggendo le varie guide per il riconoscimento degli uccelli mi sono chiesto se mai avessi avuto la fortuna di incontrare ed osservare alcuni di essi. Tra questi, l’astore (Accipiter gentilis) era come un sogno, “il fantasma dei boschi”, il predatore per eccellenza delle foreste che, al suo apparire, diventavano misteriosamente silenziose.

Grazie alla preziosa segnalazione di Gino, un amico ed esperto naturalista, nonché profondo conoscitore di quei luoghi, avevamo deciso di fare un capanno su un piccolo rialzo di terra che, sul fianco della collina, ci permetteva di avere, quasi alla stessa altezza, il vecchio nido costruito sui grossi rami di un maestoso ciliegio selvatico, qualche decina di metri più in là. (altro…)

Il mulino di Cerqueto

Forse non tutti sanno che nella zona a sud-ovest di Cerqueto, in prossimità del Rio San Giacomo, è stato in funzione un mulino fino a circa il 1870. Bisogna precisare che non era un mulino privato, ma di proprietà comunale. La gestione era affidata ad una persona del luogo. Il fabbricato del mulino era ubicato sull’area individuata dalla particella n° 307 del  foglio 28 del Comune di Fano Adriano, area che oggi appartiene al sig. Profeta Di Profeta. Il Rio San Giacomo, che in questa zona è chiamato, proprio a causa di ciò, Fosso del Mulino,  è un affluente del fiume Vomano, con una portata di acqua variabile a seconda delle stagioni,  massima in primavera e minima in estate. (altro…)

Storia della vegetazione e dell’agricoltura sulle nostre montagne

Lo sviluppo e la successiva decadenza dell’agricoltura nelle aree montane appenniniche, verificatisi anche nel territorio di Cerqueto nel corso degli ultimi due secoli, rappresentano solo un capitolo della complessa storia della vegetazione che copre le nostre montagne, sulla quale l’azione antropica si è sovrapposta agli effetti dei cambiamenti climatici. (altro…)

Li sëvëzë (acetosa rumex, acetosella)

Li sëvëzë sono un’ erba  il cui stelo e le foglie, fino a qualche decennio fa, venivano regolarmente gustate ad ogni  primavera da tutti i cerquetani, semplicemente staccandoli con le punta delle dita e mangiandoli sul posto.
A Cerqueto nascono ad inizio primavera, mentre in montagna nascono ad inizio estate. Da bambino andavo spesso con gli amici a trovarli, conoscendo i posti dove nascevano. In genere si trovavano sui muretti a secco che delimitano le strade di campagna. Lungo il muro in pietra  della vecchia strada che collega il Castello al Piano  ad esempio ne nascevano moltissimi e quando uscivo di casa mi fermavo volentieri a mangiarli, oppure li coglievo distrattamente mentre camminavo. Anche togliendo tutti gli steli, la piantina non moriva, perchè ne produceva sempre di nuovi. Quando ho pensato di parlare di questa pianta sul nostro giornale, sono andato lì per fotografarli, ma non ne ho trovato neppure uno: i posti dove crescevano  sono stati invasi completamente dall’edera che ha  annientato tutte le altre piccole piantine come li sëvëzë. Per di più i terreni sopra la strada prima erano quasi tutti coltivati, mentre ora sono incolti e pieni di sterpaglie.

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“Borghi attivi”

É stato oltremodo gradito l’invito da parte del Presidente della Pro Loco di Cerqueto a compilare il questionario  relativo al progetto “Borghi Attivi – Statuto partecipato dei paesi d’Italia”, a cui ha aderito il nostro comune di Fano Adriano,  insieme ad altri quattro comuni del cratere – Tione degli Abruzzi, Fontecchio, Pescomaggiore (frazione dell’Aquila) e Civitella Casanova e promosso dal  WWF di Teramo,  capofila , e finanziato dall’ACRI – “Emergenza Abruzzo”. (altro…)

Le cascate del Fosso di Cerqueto

 

Le cascate del Rio San Giacomo permettono di passare una giornata arrampicando su salti di varia difficoltà. La zona è stata attrezzata con fix e catene e permette anche di effettuare le salite assicurati dall’alto. Le difficoltà sono molto varie e vanno dal III al 5 e oltre se andiamo a cercare le candele. E’ stata attrezzata anche una linea in dry-tooling con fix sulla parete, proprio a sinistra della cascata bassa. I salti sono 2, abbastanza simili, quello più alto ha uno sviluppo superiore ed è anche più difficile. (altro…)

Il gafio


Tra i rarissimi gafii ancora esistenti nei paesini della provincia di Teramo sicuramente un’ autentica testimonianza è rappresentata da lu gafië dë Ulimpië a Cerqueto. Quasi appollaiato sotto il tetto,  lu gafië dë Ulimpië è ancora lì a ricordarci il nostro  passato e la cultura longobarda, da cui le nostre case contadine hanno ereditato diversi elementi. Certo una struttura così perfetta nella sua semplicità, con il solo uso del legno e della pietra, una balconcino a sbalzo che si auto reggesse e proteggesse, composto dal piano di calpestio, balaustra e copertura, non sarebbe stata facilmente attuabile senza l’abilità di un popolo abituato ad operare con il legno, come era il popolo longobardo. (altro…)

L’antica arte della tessitura

L’interesse innato per le attività, gli utensili e gli strumenti del passato, hanno indotto Vincenzo Pisciaroli a costruirsi un telaio in legno, in tutto e per tutto uguale a quelli utilizzati dai suoi avi – ma pure dalla sua stessa mamma da bambina – ed a renderlo funzionante tramite l’insieme degli accessori necessari.
Lo specifico modello di telaio utilizzato gli è stato fornito da Ezio Giardetti di Pietracamela, il quale ne aveva in passato ricostruito uno appartenuto alla sua famiglia.

In questo modo, avendo a disposizione tutte le geometrie e le misure dei pezzi in legno e trovato il legname adatto allo scopo,  è passato alla realizzazione pratica del telaio, grazie anche all’aiuto di un artista del legno di  Montorio, Gianni Pellanera, che è stato entusiasta di contribuire alla riproduzione di un oggetto che meno di un secolo fa era indispensabile in ogni famiglia. (altro…)

Cani e tartufi

La “scoperta” che era possibile trovare tartufi sul territorio di Cerqueto avvenne negli anni 90. Il primo a parlarne ed in seguito a prendere la specifica licenza fu Federico Mastrodascio. In quegli stessi anni, del resto, sul ciglio della nostra strada sostavano spesso le macchine dei cercatori di tartufi, tanto che a volte prendevamo in considerazione la possibilità di delimitare il territorio tramite targhe con divieto di raccolta. Prima di allora comunque non avevamo mai preso in considerazione il fatto che si potessero trovare i tartufi sopra le nostre terre. (altro…)

La roverella (Quercus pubescens Willd.), la quercia più comune nel nostro territorio.

La vegetazione arborea attualmente presente sul territorio teramano appare dominata da poche specie che tendono ad avvicendarsi a seconda dell’altitudine nell’ambito di un quadro piuttosto semplificato e prevedibile. Alle quote medie gli alberi più diffusi sono le querce, presenti un po’ ovunque, sia come piante isolate nei campi e nei prati, che come componenti di mantelli boschivi generalmente di limitata estensione. In Abruzzo le querce (genere Quercus) sono rappresentate da varie specie, caratterizzate da aspetto ed ecologia piuttosto differenti, tra esse l’entità che oggi è più diffusa, in un certo sento quasi ubiquitaria, è senza dubbio la roverella (Quercus pubescens), la quercia più nota e familiare dei nostri ambienti collinari. (altro…)

Varietà e habitat dei tartufi

I tartufi  altro non sono  che funghi che crescono sotto terra e, una volta arrivati a maturazione, sprigionano un intenso profumo. Le  radici, anche se solo sottilissimi filamenti,  di querce, faggi, pioppi neri e bianchi, carpini , noccioli,  pini  fanno parte del loro habitat naturale, in un rapporto di simbiosi  spontanea.

Ed è il tartufo nero estivo o  scorzone il più diffuso a livello naturale nella nostra montagna. Il nome scientifico è Tuber Aestivum  ma viene comunemente chiamato scorzone per via della scorza  molto ruvida e verrucosa. (altro…)

Le società degli insetti

L’ape domestica (Apis mellifera) rappresenta forse l’esempio più noto di insetto sociale, un semplice animale invertebrato che è stato in grado di sviluppare una complessa organizzazione sociale con la quale i ruoli delle migliaia di individui che vivono insieme vengono suddivisi ed armonizzati fino ad originare una sorta di superorganismo che assume la capacità di affrontare e di superare in maniera originale molte delle dure sfide che la natura impone ai piccoli esseri viventi. (altro…)

La rapa

La rapa della nostra montagna  è chiamata scientificamente  Carlina acaulis. Per la somiglianza della rapa al genere cardo il nome potrebbe derivare da cardina ossia piccolo cardo e acaulis perchè significa senza fusto. Qualcuno lo definisce anche carciofo selvatico.  E’ considerata una specie protetta.

Descrizione

Pianta erbacea  perenne, spinosa e cespitosa, cresce nei nostri pascoli dai 500 ai 2000 metri  di altezza.   Le foglie, formano tre corolle. Le foglie più esterne, grandi, spinose e rigide  vanno da 10 a 30 cm e  strisciano sul terreno come una rosa che si allarga. Le foglie della seconda corolla sono di 3 0 4 cm. Al centro poi c’è il bulbo completamente ricoperto di spine ricurve verso  centro. L’apparato radicale è composto da un grosso fittone a forma di cono, a carattere legnoso contenente del  lattice bianco e leggermente appiccicoso. (altro…)

Le strade

In un documento molto interessante rinvenuto in archivio– uno studio sulla viabilità, datato 1913 – ho letto, incredulo, che si riteneva indispensabile collegare tramite strade carrabili i vari paesi della sponda destra del fiume Vomano (altro…)

L’uomo e la natura

Non c’è alcun dubbio che uno dei motivi che rendono Cerqueto un posto unico e bellissimo sia lo spettacolo che la natura offre a chiunque voglia fermarsi anche solo un attimo ad osservare il paesaggio.
La vegetazione, il cielo, la montagna, l’acqua, l’aria pura ed incontaminata, fredda di inverno e fresca di estate, quel forte ed intenso colore verde, predominante sul panorama, non lasciano mai indifferenti, né i visitatori occasionali, né gli abitanti del posto.

Ci sono diversi punti del paese che regalano ampie viste panoramiche ed in qualunque direzione si volga lo sguardo prevale il contatto con la natura. Credo sia questa la ragione per cui proprio qui a Cerqueto in un momento di contemplazione dal Piano diretto sul profilo mutevole delle montagne della Laga di fronte al paese che si è presentata davanti a me la questione, dal vago sapore filosofico, relativa al rapporto tra l’uomo e la natura ed alla collocazione dell’essere umano nell’ordine naturale delle cose.. (altro…)

Il mondo delle api

Tra i vari organismi animali la cui frequenza appare vistosamente diminuita nel corso degli ultimi anni figura l’ape domestica (Apis mellifera), una specie spesso così comune in passato nei nostri ambienti da apparire quasi una presenza scontata. In realtà l’evidente declino delle popolazioni di questo insetto sta a dimostrare che forse l’antichissimo rapporto instauratosi tra l’uomo e l’ape domestica sta attraversando una fase di difficoltà da addebitare a svariate cause. (altro…)

Le voliche

Le voliche sono piante della nostra montagna, conosciute fin dall’antichità  e apprezzate per il loro valore nutritivo.  Sono erbe spontanee, tra le più saporite della nostra terra, da sempre alleate della nostra cucina contadina: oltre ad essere economiche garantiscono anche bontà e benessere.

Il nome

Le voliche sono dette anche  orapi  o spinaci selvatici. Il nome scientifico attualmente accettato è Chenopodium bonus-henricus. E’ stato proposto da Carl von Linné (Rashult, 23 maggio 1707 – Uppsala, 10 gennaio 1778), biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione Species Plantarum del 1753.  Chenopodium deriva dalla particolare conformazione delle foglie simile al piede d’oca  –  dal greco “chen” che significa oca e “podion” che significa piccolo piede. Il nome specifico – bonus-henricus- è stato assegnato da Linneo per onorare Enrico IV di Navarra, chiamato appunto dai francesi “le bon Henry” (altro…)

Primavera senza rondini a Cerqueto

I nostri centri urbani rappresentano l’habitat di varie specie di uccelli, che da tempi remoti o solo in epoche più recenti hanno scelto di condividere con l’uomo gli ambienti costruiti e gli stessi edifici, che possono rappresentare dei buoni surrogati di rupi e pareti rocciose naturali.  Tra gli abitatori alati dei nostri borghi e delle nostre città le rondini rappresentano senza dubbio le presenze più familiari e più evidenti, quelle che più animano i cieli urbani e quelle che scandiscono l’avvicendarsi delle stagioni con l’alternarsi dei ritorni, delle nidificazioni e delle partenze.

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La Genziana

Specie botanicaGentiana lutea; Gentiana major; Gentiana vulgaris major.- Famiglia GentianaceeGenzianee. – Sinonimo Genziana Gialla.

Descrizione Molto diffusa nella nostra montagna, la genziana cresce spontanea sopra i 1000 metri di altezza. E’ un’erba perenne, presenta un grosso rizoma ramoso, è alta sino a 1 m. e a volte anche  più. Le foglie sono grandi, con picciolo grosso e corto, al suo interno sono presenti nervature molto marcate. I fiori gialli sono raccolti in piccole corolle  distanti  5 / 10 cm.   La radice presenta un diametro variabile che può arrivare oltre i 4 cm ed è raggrinzita longitudinalmente  La radice di una pianta vecchia può arrivare a pesare fino a 3/4 kg.

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Strada Cerqueto–Pietracamela

Ringrazio la redazione di Cerqueto InForma per avermi dato l’opportunità di aggiornare i lettori  sulla questione della strada   Cerqueto – Pietracamela – un mio vecchio  sogno che ancora non abbandono, e che intendo rilanciare in modo serio e incisivo a tutti i livelli (Comune, Provincia, Regione, ambito politico). (altro…)

Focus Natura – Mutamenti faunistici dei nostri ambienti urbani

A Cerqueto è stata notata, soprattutto in questi ultimi anni, una marcata diminuzione di alcune specie di uccelli come cardellini, usignoli, passeri e fringuelli, insieme ad un contemporaneo aumento di altre specie, come gazze e cornacchie. Perchè? L’amico biologo Nicola Olivieri, al quale abbiamo chiesto se i due fenomeni potessero essere in qualche modo correlati, ci offre  un’ approfondita  spiegazione. (altro…)

Il salvavino

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Focus Natura – I bruchi defogliatori

Da due anni, ad ogni inizio primavera, abbiamo assistito alla proliferazione incontrollata di alcune famiglie di bruchi che hanno infestato sia i boschi che le piante da frutto, prime fra tutte il ciliegio ed il noce: era facile notare che nel giro di una sola giornata le foglie di una pianta venivano completamente divorate fino a far tornare invernale la fisionomia dell’albero.
Dopo aver raccolto alcuni di questi bruchi li abbiamo fatti esaminare all’amico e collega Nicola Olivieri, insegnante di Biologia e Scienze della Terra, delle cui grandi conoscenze sia di botanica che di zoologia avevo avuto dimostrazione  in precedenti conversazioni .

Quello che segue è il suo dettagliato ed interessante resoconto. Per quanto riguarda il nostro giornale abbiamo nel frattempo anche  pensato di affidare a Nicola una rubrica che si occupi dei più disparati temi riguardanti il mondo vegetale ed animale, sicuri che questi interessano ed appassionano molti di noi.
Chiunque poi desideri notizie o delucidazioni su argomenti specifici in tali campi può esporle al giornale e noi provvederemo a girarle a Nicola.           Angelo Mastrodascio         (altro…)

M’illumino a Cerqueto!

Dicono che non sia facile vederne in giro ma le lucciole a Cerqueto sono di casa! Le lucciole, straordinarie lanterne artificiali, rappresentano un indicatore ambientale particolare per valutare la qualità del territorio a partire dall’aria che respiriamo. (altro…)

Recupero di “fonte’mprete”

Una proposta per recuperare la vecchia fontana della montagna di Cerquet0 (altro…)

Un’idea per il nostro museo

Illustrazione di un progetto preliminare, proposto due anni fa dalla ProLoco di Cerqueto, relativo alla riqualificazione del Museo Etnografico delle tradizioni popolari dopo il trasferimento nella ex scuola elementare del paese. (altro…)

Lo spinarolo

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