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Cerqueto InForma

Storia, cultura e vita di un paese

Archivio per "Salviamo il nostro dialetto" Rubriche


Il verbo nel dialetto cerquetano

verboDistricarsi nel panorama ingarbugliato delle voci verbali del nostro dialetto al fine di stabilire delle regole non è certo cosa facile, né inconfutabile. Diverse possono essere le prospettive di analisi, sia per quanto riguarda lo storico delle singole voci verbali, sia per ciò che concerne le influenze della lingua italiana come pure le interferenze delle altre lingue, interferenze verificatesi nel corso dei diversi secoli. In questo tentativo di sistemazione  ho preferito tener conto semplicemente di quella che è la situazione attuale  del dialetto (o meglio degli ultimi 50 anni) tentando di trovare un ordine  agevole per la parte più importante del discorso, il “verbum” appunto. (altro…)

Stornelli vari

Orchidee spontanee a Colle Ceraso- Cerqueto - Ph. Giuseppe Bianchini

Fior di cipresso
Quant’è brutta la donna senza petto
Pare nu scudellarë senza piatti

Lu ben e lo malo fior di viola
L’amore di questanno costa caro
Le donne non mantengon le parole

Perdona mamma se ho commesso fallo
L’ho fatto per non rimaner zitella
Perciò devo sta attento al mio cavallo
Finirò tutto se mi lascia quello

A zocca  a zocca si coglie l’ulivo
A passo a passo nu grande cammino

Quando esce il sole esce rosso
Più si alza e più si colorisce

Fior di crugnalë
Si fosse malattia  fare l’amore
Sarebbe il mondo tutto un ospedale

Cerqueto è fatto a ferro di cavallo
Ci sta la gioventù col sangue bello

Noi siamo di Cerqueto e tanto basta,
E la legge la facciamo a modo nostro

Che jë so fattë a li parenti miei
Nu vecchio pe’ marito mi von dare
Io voglio un giovanotto di primo fiore

Chë vò fa la donna senza lu pïttë
Parë ‘nu scudellarë senza piattë

Piagnë la mammë ca la fijjë sposë
Jë se në va la stuta de la casa

Oh quanto sona bene stu ‘ricanetto
E chi lo sona è un bel giovanotto (altro…)

La leggenda di San Marcello

Inizia a parlare  la mamma di Marcello, dopo l’uccisione del figlio

Oh fijë, fijë levati ‘ssa vestë
Ca a casa mia
Nin gë së fa ppiù festë
Oh fijë, fijë, levati sì cruallë (collana di corallo)
Ca a casa mia nin gë së fa
Chiù ballë (balli)
Oh fijë, fijë levati sì ricchiinë (orecchini)
Ca a casa mia
Nin gë së fa ppiù fistinë
Oh fijë, fijë levati si calzettë
Ca t’ha traditë
Lu cchiù sanguë strettë
Oh fijë, fijë së të vu
Stà nghë mé
Mëjorë dë Marcellë
Të vojë tenè (altro…)

Stornelli a dispetto

 Rita Di Matteo canta gli stornelli, accompagnata da Carino all'organetto
L’amore non se fà che lassa e piglia
Se fà come lu ferro e la tenaglia
 
Senza che  le fai le passeggiate
Se le fai per me falla finita
 
Prima ti volevo e mò non ti voglio
Vedi che mi vuoi fà se non ti piglio
 Non ti piglio e non ti faccio pigliare
Di crepacuore ti faccio morire
 
Amore amore, me n’hai  fatte tante
Son piccolina e me le tengo a mente
 
Non serve che te lavi e che t’allisci
Per esse  bella ce dovevi  nasce
 
Le male lingue di questo contorno
Dicono male pure del padre eterno
Figurate di noi cosa diranno
  (altro…)

Stornelli d’amore

Il  vecchio ponte di Cerqueto, non più esistente - Archivio Federico MastrodascioAl ponte di Cerqueto c’è una croce
Andiamo, o morettina, facciamo pace

Se il papa mi donasse tutta Roma
E mi dicesse lascia andà chi t’ama
Io gli rispondo, no Sacra Corona
Vale più l’amor mio che tutta Roma

Quando nascesti tu, superna luce
Gran festa fece fa lu papa a Roma
E gli angeli gridarono ad alta voce
Ecco ch’è nata ‘na donna felice
Ecco ch’ è nata ’na felice donna
Padrona de la Marca e de lu Regnë
Padrone del mio cuor se se lo piglia

(altro…)

Frammenti di latino


V Regio Picenum
Nei primi secoli dell’era cristiana il processo di latinizzazione nell’Italia centrale era completato; in tutte le regioni il
latinus vulgaris era la lingua di tutta la popolazione: agricoltori, mercanti, soldati. La V Regio, il Picenum,  secondo la riorganizzazione del territorio fatta da Augusto, abbracciava una parte dell’attuale Abruzzo insieme a gran parte parte delle Marche. Plinio nella sua Naturalis historia  ci dice  che la maggior parte di questo territorio era stata governata circa due millenni prima dai Siculi, una popolazione italica stanziata negli Agri Palmense, Pretuziano ed Adriano. Un millennio più tardi i Siculi erano stati espulsi dagli  Umbri. Fin dal VI secolo, quindi, si erano attestate sul medio Adriatico altre popolazioni italiche, discendenti degli Umbri e provenienti dalla Sabina, tramite la pratica  della migrazione detta ver sacrum (primavera sacra), ossia l’esodo rituale di gruppi di giovani inviati alla ricerca di nuove sedi. Successivamente queste etnie si erano rese autonome nei loro territori anche dal punto di vista linguistico pur mantenendo delle affinità in quanto appartenenti all0 stesso gruppo osco-umbro. Erano i Piceni, gli Umbri, i Praetuzi, i Vestini, i Sanniti, i  Sabini prima di essere ricompattati,  anche se solo geograficamente, in qualche modo da Augusto. Nella nostra zona vivevano  i Praetuzi, che non erano altro che i Sabini o Safiri dell’Adriatico, assoggettati ai romani e integrati anch’essi nella latinità. (altro…)

I soprannomi, un’eredità da non rifiutare

Rioferroni - Cerqueto anni 60 - Ph. Profeta Di ProfetaUna delle curiosità più stimolanti e degne di essere approfondite, suscitate dal dialetto cerquetano è sicuramente quella dei soprannomi. Sarebbe un errore trascurare questo aspetto che esprime l’anima più vera e   più schietta della nostra tradizione culturale perché riguarda la quotidianità, il vivere insieme  dei nostri antenati e anche la loro creatività linguistica; in essi infatti si esprime  lo spirito popolare come una ricca fonte di invenzioni. I soprannomi, tramandati attraverso le generazioni, fanno parte del patrimonio culturale della comunità cerquetana  e testimoniano ancora oggi persone, ambienti, situazioni e usanze d’un tempo del nostro paese.
I significati, infatti,  sono strettamente intrecciati nel tessuto relazionale delle nostra comunità e sono comprensibili e spiegabili solo se messi  in relazione a fatti e situazioni all’interno del nostro tessuto sociale, con il suo vissuto,  le sue metafore, i vari richiami. Le forme dialettali poi insieme alla fantasia non fanno che accrescere l’espressività, la spontaneità  dei nomignoli. Sotto diverse forme, scherzi, riconoscimenti, caratterizzazioni, a volte anche poco piacevoli e poco accettate e per questo  usati alle spalle delle persone di riferimento,    si sono concretizzate idee varie,  sentimenti diversi, emozioni contrastanti. (altro…)

Proverbi – Modi di dire

L’eredità

“L’animë a Dio
Lu cuorpe a la terrë
E la robbë a chi aspetta” (altro…)

La vëlïtunëjë – Glossario –

‘ndundëlë propriamente  stupido, perennemente frastornato; voce di tutta l’area mediterranea (altro…)

Longobardismi nel nostro dialetto

Numerosi studi storici del Medioevo dimostrano la presenza, importante e intensa, dei Longobardi  in gran parte delle contrade abruzzesi. Le opinioni circa l’occupazione della provincia romana Valeria, e della V Regio, Picenum, da parte dei Longobardi sono contrastanti ma, con certezza, sappiamo che, provenendo dalla base di Rieti,  si stanziarono molto facilmente tra le nostre montagne,  lasciando ai Bizantini solo sporadici presidi lungo le coste. La dominazione longobarda durò ufficialmente dal 571 al 774 ma, in Abruzzo, il longobardo ducato di Spoleto, con i sette gastaldati iniziali (circoscrizioni amministrative: Marsi, Amiterno, Penne, Chieti, Forcona, Aprutium, Valva), con gli stessi  confini delle giurisdizione diocesane, ebbe una a vita molto più lunga. (altro…)

La bbona vlangë

bbona vlangë La buona bilancia, una  patto antico  che si consumava tra l’anno, terminato da poco, e l’anno  appena iniziato.  La sera del 31 Dicembre si cuoceva il granturco  a la  callarë. Il granturco “nostrano” impiegava circa tre ore per cuocere e la fiamma doveva sempre essere “allegra”. (altro…)

Salviamo il nostro dialetto!


Il  cerquetano viene ancora ampiamente usato a Cerqueto. Se c’ è bisogno di una comunicazione rapida e colorita, diretta ed efficace, amichevole e affettuosa, il dialetto cerquetano per i cerquetani rimane lo strumento più efficace. Ma il  salto verso l’italianità linguistica è stato enorme  negli  ultimi  50 anni, diverse espressioni  e termini sono  inevitabilmente  in disuso, se non addirittura cancellati, in quanto scomparsi gli oggetti o i concetti a cui erano legati.  Il dialetto è cambiato e sta cambiando sempre più rapidamente in armonia con una circolazione di termini, lingue, linguaggi e idee, un tempo neanche immaginabile.  Molti termini, espressione e supporto di una cultura sostanzialmente modificata,  sono stati sostituiti, nel corso degli anni, da altri termini  più rispondenti alle necessità dell’attuale cultura, determinata dalla modernità, dall’istruzione, dalla televisione. (altro…)

Chë ví strulachènnë?

Stummülàusë

“Quantë sí stummülàusë!

Dicesi di persona particolarmente sofisticata e pretenziosa. Spesso utilizzata a tavola quando si vuol rimproverare a qualcuno il rifiuto di una portata perché, ad esempio, sente appena  un aroma non gradito. (altro…)

Come scrivere il cerquetano?

Per i numerosi dialetti abruzzesi non esistono regole ortografiche precise, tale mancanza è dovuta al fatto che esistono pochissimi scritti letterari in questi dialetti.Il cerquetano strutturalmente è simile agli altri dialetti abruzzesi appartenenti al gruppo dell’area meridionale, che comprende l’Abruzzo adriatico (non l’Abruzzo Aquilano) insieme al Molise, la Puglia, (con esclusione del Salento), la Campania, l’alta Calabria. (altro…)