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Cerqueto InForma

Storia, cultura e vita di un paese

DALLO TSUNAMI ALLO SPETTRO NUCLEARE DI FUKUSHIMA E CHERNOBYL: ricordi, attualità, becquerel, gray, sievert …. Armaghedon?

A Cerqueto le problematiche energetiche ed i pericoli ad esse associati trovano terreno fertile in quanto quasi tutti hanno partecipato alla costruzione della centrale idroelettrica di San Giacomo, sul nostro territorio, e molti hanno lavorato al suo raddoppio (la nuova centrale idroelettrica Ignazio Silone – tra le più importanti a livello nazionale ed europeo). Molti di Cerqueto hanno lavorato o lavorano con l’E.N.E.L.  Noi cerquetani, perciò, culturalmente siamo portati ad associare l’energia elettrica all’acqua ed al “pozzo” o, attualmente, ai “due pozzi” – che da Colle Piano, arrivando fino alle viscere della montagna, dove è ubicata la centrale, per spingere l’acqua a pressione sulle turbine che in qualche modo generano energia elettrica, fatta poi “risalire” su cavi fino a Colle Piano e da qui distribuita in Italia e all’estero. Bello! Energia pulita! Scorie nulla! Pericoli quasi nulla! … Troppo bello!.

Solo un po’ di inquinamento elettromagnetico dovuto ai cavi dell’alta tensione e un po’ di impatto ambientale fastidioso per la vista: i cavi che coprono parte dell’immenso panorama del Gran Sasso che si gode da Cerqueto! E’ un danno che si sarebbe potuto evitare ma che, comunque, è piccolissimo se paragonato ai potenziali o reali danni associati ad altre fonti energetiche. Molti di noi hanno visitato sia la vecchia centrale idroelettrica di San Giacomo che la nuova. Si ha un’idea di “grande” e di “misterioso”.

Ma nulla a che vedere con le sensazioni enormi che si vivono visitando una centrale nucleare come, ad esempio, quella di Latina e di Caorso (oggi dimesse). Sono stato in quelle centrali nucleari per motivi legati al mio lavoro di professore presso la Specializzazione Energia Nucleare del’’I.T.I.S. “E. Fermi” di Roma, dove ero incaricato di tenere i rapporti con l’E.N.E.A. (ex C.N.E.N. – Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare ) e con i laboratori di Ricerca Nucleare della Casaccia a Roma. Ho vissuto in prima persona le sensazioni dentro una centrale nucleare. Impressionava la grandiosità degli impianti.

L’enorme sala di controllo, l’enorme sala dove si comandavano le barre che servivano per regolare la fissione nucleare per non far “scoppiare” la centrale, l’enorme insieme di tubi che trasportavano il vapore per spingere le turbine per generare l’ energia elettrica, l’enorme… tutto. Era tutto impressionante. Si avvertiva una sensazione strana di grandiosità ma anche di paura.

Si aveva veramente l’impressione di essere piccoli di fronte all’idea associata all’enorme energia che si sprigionava, in quel posto, sotto i miei piedi, dal nucleo dell’atomo di Uranio colpito da neutroni, e ci si sentiva piccoli di fronte all’enorme tecnologia che l’uomo ha sviluppato, dopo i primi esperimenti di Enrico Fermi, per piegare alle sue necessità quell’enorme energia … che spesso si ribella.  Ancora oggi rivivo quelle sensazioni, dopo il disastro di Fukushima in Giappone.

Ancor di più sono coinvolto se ripenso al fatto che professionalmente  mi sarei dovuto occupare di effettuare i controlli non distruttivi sulle barrette di combustibile nucleare se avessi accettato il lavoro presso il Centro Nucleare di Saluggia, in provincia di Vercelli, dove avevo vinto un concorso indetto dal C.N.E.N., quando l’Italia ancora pensava a sviluppare il nucleare e non si parlava di referendum contro di esso.

E’ con il ricordo di quelle sensazioni primordiali che ho seguitato ad interessarmi di energia nucleare e, in generale, di radiazioni, a tal punto che tuttora sto svolgendo un po’ di libera professione di esperto qualificato nella sorveglianza fisica della protezione dalle radiazioni Ionizzanti.
Per motivi didattici e di lavoro professionale ho, quindi, avuto modo di avere a che fare con radionuclidi in ambito scolastico, medico e industriale. Forse conoscevo un po’  …“la bestia” e volevo fare qualche cosa di operativo quando nel 1986 si verificò la tragedia di Cernobyl in Russia.

A Cerqueto prima, sul Gran Sasso e in vetta al Monte Bianco poi, dopo il disastro nucleare di Cernobyl, con gli amici alpinisti di Roma Bruno Telleschi e Corradino Rosato e con gli amici di Cerqueto (Leonardi Berardo) e di Pietracamela (l’alpinista Enrico De Luca), incaricato dall’I.T.I.S. “E. Fermi” di Roma e in accordo con l’E.N.E.A. , partecipai ad una campagna di rilevamento di campioni di neve analizzati poi nei laboratori del  Centro di Ricerche Nucleari della Casaccia.
Fu rilevata la ricaduta dei seguenti radionuclidi: Cesio 137 (Cs -137)   Cesio 134 (Cs – 134)  Iodio 131 (I – 131)   Tellurio 132  (Te -132)       Bario 140  (Ba – 140)      Rutenio 103 (Ru-103)
Fino ad alcune settimane fa, di quell’esperienza conservavo vivi ricordi ed un’enorme entusiasmo per aver contribuito, nel mio piccolo, a fare qualche cosa di utile, superando anche pericoli reali quale la salita in vetta al Monte Bianco. Ma ero giovane! E nessuno era salito alla vetta del Monte Bianco per  “misurare” il danno derivante dall’incidente nucleare di Cernobyl. Io Corrado e Bruno lo facemmo!

Oggi l’emergenza nucleare di Fukushima in Giappone ha riacceso in me quei ricordi ma anche tanti timori, avendo appreso, il 24 e 25 marzo scorsi, a Firenze, al congresso dell’ANPEQ (Associazione Nazionale Professionale Esperti Qualificati in Radioprotezione) cui partecipavo, che era ricaduta, seppur minima, una certa quantità di radionuclidi, probabilmente derivanti dalla massa d’aria proveniente dal Giappone.

Ma al pericolo ha avuto il sopravvento l’entusiasmo ed ho subito sentito gli amici alpinisti di Roma, preavvertendoli di tenersi pronti per tornare in vetta al Gran Sasso ed al Monte Bianco se servirà prelevare campioni di neve e ghiaccio.  Speriamo proprio di no!
Infatti la situazione attuale in Giappone è radicalmente diversa da quella di Chernobyl.
Per quello che si sa è diverso proprio il tipo di incidente. A Chernobyl il reattore nucleare fu distrutto completamente, non c’erano i sistemi di contenimento che a Fukushima, in qualche modo, hanno attenuato il rilascio di radioattività, ed in questo momento i reattori non sono certamente degradati quanto lo fu quello di Cherbobyl. Nel 1986 in Russia si creò un vasto incendio causato dalla grafite presente in quel tipo di reattore. La colonna dei fumi, a causa dell’altissima temperatura, 1000 – 1500 gradi, arrivò fino a 3000 – 5000 metri. Questo significa che enormi quantità di sostanze radioattive furono trasportate dai venti a distanze anche molto elevate. In Giappone, finora, c’è stato un rilascio di fumi, negli strati più bassi dell’atmosfera, che sono praticamente freddi se paragonati a quelli di Chernobyl. Senza la spinta di innalzamento della temperatura, le sostanze radioattive non vanno subito in alta quota e quindi hanno ricadute su zone molto più ristrette. La centrale di Fukushima in realtà è già “spenta” da giorni. Ma il combustibile sta continuando a produrre calore per via della radioattività presente, “sottoprodotto” della fissione nucleare. Si pensi ad un phon a cui si rompe la ventola  improvvisamente, e la resistenza, senza più raffreddamento, diviene incandescente fino a fondere. In quel caso è la corrente elettrica che ne aumenta la temperatura. Nel caso del combustibile nucleare l’energia viene dall’interno della barra di combustibile ed è significativa per un lungo periodo, anche se non è in atto alcuna fissione nucleare. Il raffreddamento deve continuare per settimane o mesi dopo lo spegnimento dell’impianto. Se non avvengono altri terremoti importanti (e, fortunatamente fino al momento della stesura di queste riflessioni, non ce ne sono stati)  che potrebbero danneggiare ancora i reattori gia danneggiati, non dovrebbe salire l’attuale livello cinque di allarme. Durante il disastro di Cernobyl il livello di allarme era sette!
Prima di fare altre considerazioni devo tener presente  le attuali conoscenze sui danni delle radiazioni ionizzanti sugli organismi viventi.

Gli effetti delle radiazioni si dividono in “ereditari” (sulla generazione) e in “somatici” (sull’individuo esposto).

A loro volta questi ultimi si dividono in: – deterministici, che si manifestano per dosi relativamente elevate e su tutti gli individui esposti e in cui esiste una correlazione dose/effetto con un valore di soglia al di sotto del quale non si manifestano; – stocastici (con probabilità statistica), che si manifestano per dosi basse – ben al di sotto delle soglie di insorgenza degli effetti deterministici – e solo su alcuni individui esposti; per tali effetti non vi è un’apparente dose soglia, l’entità del danno è indipendente dalla dose ricevuta e le caratteristiche del danno sono identiche alle malattie di origine “naturale”.

Di conseguenza anche l’eventualità di una contaminazione, ancorché bassa, è di per sé poco rassicurante infatti, essendo estremamente complicato stimare i legami veri tra irradiazione e danni, pur essendo stati stabiliti, a livello internazionale e nazionale, dei “limiti” per le “dosi” ammissibili (per lavoratori definiti professionalmente esposti, per il personale del pubblico, ecc.),  nel campo della radioprotezione vige assolutamente il principio “A.L.A.R.A.” – acronimo di As Low As Reasonably  Achievable – principio secondo cui le dosi di radiazioni ricevute dai lavoratori e dal pubblico devono essere mantenute ai valori più bassi possibili, tenendo conto dei fattori economici e sociali.

Nella centrale di Fukushima l’acqua spruzzata nell’edificio reattore danneggiato per raffreddare il combustibile esaurito si è raccolta anche nelle trincee adiacenti agli edifici turbina 1, 2 e 3 che hanno riportato misure di dose efficace per l’Unità 1 pari a 0,4  millesimi di sievert in un’ora (0,4 mSv/h) e per l’Unità 2   1000  millesimi di sievert in un’ora (1000 mSv/h).  Parte di tale acqua è defluita in mare attraverso una rottura. Cosa significa  0,4 mSv/h oppure 1000 mSv/h ? è poco o tanto ?  … rispetto a quali limiti? e, soprattutto, che tipo di unità di misura è? Chiediamoci anche se l’acqua contaminata con isotopi radioattivi , che sarebbe defluita in mare attraverso una rottura, è in quantitativo pericoloso oppure no? e cosa significa pericoloso? in base a quali limiti si valuta la pericolosità? e come si misura la pericolosità? Vedremo.

Una sorgente radioattiva subisce delle trasformazioni nucleari spontanee, con l’emissione di particelle e raggi gamma. Quando si ha “ una trasformazione nucleare spontanea in un secondo” si dice che si ha la  “Attività” di “un becquerel ” (1 Bq)

Attività    1 Bq  =  1 trasformazione (nucleare spontanea) / s

I regolamenti EURATOM stabiliscono che su 1 Kg di vegetali a foglia larga tutti i materiali radioattivi eventualmente ricaduti a seguito di un incidente nucleare non devono dar luogo ad un’attività complessiva superiore a 2000 Bq.  L’I.S.P.R.A.(Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), Ente che è in stretto contatto con l’A.I.E.A.(Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica), in Italia, dal 30 marzo 2011 al 1 aprile 2011, sui vegetali a foglia larga ha misurato tracce di Iodio 131 (I131) per un’attività minore di 1 Bq al chilo (1 Bq/Kg)  quindi molto al di sotto del limite massimo consentito, quindi non c’è pericolo da parte dello Iodio 131. Di Cesio 137 (Cs 137) ne è ricaduto ancora meno: circa 0,5 Bq/Kg (mezzo becquerel al chilo), quindi molto al di sotto del limite massimo consentito, quindi non c’è pericolo da parte del cesio 137.

E nel nostro comune di Fano Adriano cosa è ricaduto e quanto ne è ricaduto? Su un campione di terreno prelevato sul nostro comune è stata effettuata un’indagine di spettrometria gamma, grazie alla squisita disponibilità dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale “G. Caporale” di Teramo il quale, su richiesta del Sindaco ha messo a disposizione dell’indagine laboratori e strumentazione. I risultati sono riportati in tabella.

Comune di Fano Adriano – Teramo
Controllo di spettrometria gamma effettuato presso l’ I.Z.S.  “G. Caporale” di Teramo

Campione di terreno n. 2011-NRG-6362 TE   [21/04/2011]

Serie radioattiva Isotopo radioattivo Attività  [Bq/l]
Isotopo artificiale Cs-134 < 0.12
Isotopo artificiale Cs-137 5.41
Isotopo artificiale I-131 < 0.26
Isotopo naturale K-40 125
Th-232 Ac-228 17.3
  Bi-212 5.97
Serie naturale Pb-212 10.3
U-238 Ra-226 31.8
  Bi-214 10.9
Serie naturale Pb-214 10.2
U-235Serie naturale Th-227 < 1.24

La tabella contiene alcuni  isotopi artificiali quale quelli prodotti in centrali nucleari (cesio 134, cesio 137, iodio 131) e alcuni  isotopi naturali  della la serie del torio 232, della serie dell’uranio 238 e dell’uranio 235, nonché il potassio 40. Tutti questi isotopi sono presenti in tracce. L’attività  dello Iodio-131 è inferiore alla soglia di rilevabilità  così come quella del cesio 134.  Ciò dimostra che nulla è ricaduto a seguito dell’incidente di Fukuschima e che l’attività  del cesio-137 è da attribuirsi a tracce residue dell’incidente di Cernobyl.  Il valore dell’attività del cesio 137 [5.41  Bq/l] è circa 370 volte più bassa del limite stabilito dall’Euratom.  Faccio un esempio di situazione molto pericolosa.

Per l’acqua del mare le autorità nucleari giapponesi hanno stabilito un limite massimo (come concentrazione) di 40 bequerel per litro (40 Bq/l). Orbene, al 30 marzo 2011, a poche centinaia di metri dalla costa, di fronte alle unità 1 e 4 della centrale nucleare di Fukushima, per lo Iodio 131 (I131) è stata misurata un’attività (come concentrazione) di centosettantaseimila becquerel per litro (176.000 Bq/l) che significa un valore di 4.400 volte superiore al limite stabilito, quindi situazione molto pericolosa dovuta allo Iodio 131 in acqua marina vicino alla costa. Per il Cesio 137 (Cs 137)  è stata misurata un’attività di quarantamila becquerel per litro (40.000 Bq/l) che significa un valore di 450 volte superiore al limite stabilito, quindi situazione molto pericolosa dovuta al Cesio 137 in acqua marina vicino alla costa.

Se per valutare la contaminazione radioattiva si usano dei contatori, la misura è espressa in conteggi per minuto (cpm). Le autorità giapponesi hanno fissato un livello di intervento di 100.000 cpm. Ebbene su mille persone monitorate per la contaminazione radioattiva 102 di esse hanno riportato un conteggio superiore a 100.000 cpm e quindi solo per essi si è intervenuto per la decontaminazione.

I radionuclidi naturali presenti nell’aria e nel suolo causano prodotti di fissione e raggi gamma (onde elettromagnetiche) che sommandosi alla radiazione cosmica fanno male alla salute perché quando penetrano rilasciano una quantità di energia in un certo volume di una certa massa del corpo attraversato. La “energia rilasciata” è espressa in “joule”. Quando in “un corpo di 1 chilo” (con un certo volume) viene rilasciata la “energia di 1 joule” (1J)  si dice che quel corpo ha assorbito una “dose”  di “un gray” (1 Gy).

Dose     1 Gy = 1 J/Kg

1 Gy è un valore altissimo di dose. Basti pensare che dopo un’irradiazione acuta (6 – 10 Gy) la morte sopravviene entro 3 – 5 giorni dall’irradiazione. Invece fino al 4 aprile scorso l’intensità di dose dovuta a raggi gamma, misurata dall’ISPRA è stata dell’ordine dei nano gray all’ora (ossia un miliardesimo di gray all’ora -valore molto basso).

Dose equivalente: dose assorbita media in un tessuto, ponderata in base al tipo ed alla qualità della radiazione. Significa che a parità di dose rilasciata in un tessuto (gray)  se questa è dovuta, ad esempio, a raggi x la dose equivalente assume un certo valore , mentre se è dovuta a particelle alfa la dose equivalente assume un altro valore. Quindi la dose equivalente tiene conto del tipo e della qualità della radiazione che ha rilasciato quel quantitativo di gray.  La dose equivalente è misurata in “sievert(Sv).

Dose efficace: somma ponderata con certi coefficienti delle dosi equivalenti nei diversi organi o tessuti. Con questa definizione si va ancora oltre e cioè non solo si tiene conto della dose rilasciata (gray) ma si tiene conto del tipo e della qualità della radiazione e, per la prima volta si comincia a tener conto anche dei tessuti interessati. La dose efficace è anche misurata in “sievert(Sv).

Per  i lavoratori volontari addetti ad interventi straordinari in emergenza nucleare – interventi pericolosissimi per la salute, pericolosi a tal punto che questi eroi moderni sono stati soprannominati “kamikaze” (volontari suicidi perché muoiono quasi tutti, o dopo poco tempo dall’intervento o dopo qualche anno) – le autorità giapponesi hanno fissato un limite massimo di dose efficace di 250 millesimi di sievert (250 mSv ).  Purtroppo tre lavoratori che operavano nell’edificio turbina, a seguito dell’esposizione all’acqua contaminata che si era raccolta nell’edificio,  hanno ricevuto una dose efficace di  3.000  m Sv (12 volte superiore al limite massimo consentito per quei lavoratori volontari!).

Per i lavoratori volontari addetti ad interventi straordinari in emergenza nucleare  il limite massimo consentito di dose efficace di 250 mSv è un valore già di per se altissimo se paragonato al valore limite di dose efficace stabilito in Italia per i lavori professionalmente esposti (ad esempio i tecnici di radiologia negli ospedali, o i tecnici che iniettano radionuclidi per fare le indagini su malati di tumore o per scoprire tumori) di  20 millesimi di sievert all’anno (20 mSv/a ).

Invece in Italia per gli individui della popolazione e per i lavoratori non  professionalmente esposti il limite massimo di dose efficace è  1 millesimo di sievert all’anno (1 mSv/a).

Da sempre siamo esposti a radiazioni ionizzanti, il cosiddetto fondo naturale. Esse provengono in parte dal cosmo (radiazioni cosmiche), in parte dalle sorgenti radioattive presenti nella crosta terrestre e dai radioelementi contenuti nello stesso corpo degli esseri viventi.  Le radiazioni cosmiche raggiungono la terra dagli spazi interstellari e dal sole. Esse sono costituite da una grande varietà di radiazioni penetranti, soggette a vari tipi di interazioni con gli elementi presenti nell’atmosfera. Questa funge da filtro e ne riduce considerevolmente la quantità che raggiunge la superficie della terra. Nell’interazione con l’atmosfera le radiazioni cosmiche provocano la creazione di atomi radioattivi, atomi cioè che a loro volta diventano fonti di radiazioni, come il carbonio-14 , il trizio , il cloro-36 , il calcio-41, che possono essere incorporati nella materia vivente.  Le sorgenti terrestri sono dovute a elementi radioattivi come l’uranio, il torio e i loro prodotti, pure radioattivi, sparsi, in concentrazioni più o meno elevate, in tutta la crosta terrestre. Le sorgenti corporee come il carbonio 14 proveniente dall’atmosfera, il potassio-40, esistente in natura, e i gas radioattivi, derivanti dall’uranio e dal torio (rispettivamente, radon e thoron), presenti nell’aria respirata, e altri elementi radioattivi, contenuti nelle piante e negli animali usati come cibo, costituiscono una fonte di radiazioni che agisce dall’interno degli organismi viventi.

La somma delle dosi dovute al fondo naturale che in media ciascun individuo assorbe alle gonadi per anno ammonta a circa 1.3 mSv/a (1,3 millesimi di sievert all’anno – 1,3 millisievert all’anno ) che corrisponde  a circa 0,15 µ Sv/h (0,15 milionesimi di sievert all’ora – 0,15 micro sievert all’ora ) essendo un anno costituito da 8760 ore.

Alle radiazioni del fondo naturale, in questo secolo, si sono aggiunte le sorgenti di radiazioni impiegate a scopo industriale, di ricerca e medico. Tali fonti artificiali di radiazioni sono costituite dagli apparecchi generatori di raggi X, dalle macchine acceleratrici di ioni e dai cosiddetti «isotopi radioattivi» (che ritroviamo nei rifiuti radioattivi e nel «fall out» ossia nella caduta di materiali radioattivi dovuta alla sperimentazione di esplosivi nucleari o ad incidenti nucleari come gli ultimi incidenti di  Cernobyl nel 1986 ed a Fukuschima nel Giappone di poche settimane fa).

Con queste unità di misura e con questi limiti visti proviamo a rispondere al quesito che mi ero posto e cioè se i dati riportati dall’I.S.P.R.A.e riferiti agli edifici turbina delle unità 1 e 2 della centrale nucleare di Fukushima sono valori alti o bassi.

Stabiliamo per prima cosa rispetto a quale limite valutiamo se i valori misurati sono alti o bassi. Ci riferiamo al limite stabilito dal Giappone di 250 mSv/a di intensità di dose efficace per quei lavoratori che rischiano la vita per gli altri. Nell’unità 1 si è misurato  0,4 mSv/h  e nell’unità 2 si è misurato 1000 mSv/h. Dovremmo conoscere le modalità di lavoro per risalire a quante ore all’anno lavorano quei volontari. Non disponendo di dati precisi sulle modalità di lavoro di quei lavoratori volontari, ossia non conoscendo quante ore all’anno avrebbero dovuto lavorare per l’intervento di emergenza nucleare, ipotizzo, per semplificare il ragionamento, che se quei lavoratori avessero dovuto lavorare per 3 ore al giorno, per 3 giorni a settimana e solamente per 4 settimane, avrebbero lavorato 36 ore all’anno. Essendo il limite 250 mSv in un anno, esso si tradurrebbe in 250 mSv in 36 ore  ossia in  6,944 mSv all’ora (6,944 mSv/h). Con queste ipotesi estremamente semplificative, quei lavoratori avrebbero potuto lavorare solo nell’edificio turbina dell’unità 1  (infatti qui il valore misurato sarebbe stato inferiore al limite massimo ammissibile). Non avrebbero potuto lavorare nell’edificio turbina dell’unità 2  perché qui il valore misurato 1000 mSv/h sarebbe stato 144 volte superiore al limite massimo ammissibile 6,944 mSv/h).

Se a Cerqueto stimassimo  in aria  0,15 µ Sv/h non dovremmo allarmarci  essendo un valore tipico del fondo naturale ossia un valore molto basso.

Invece a Fukushima il 4 aprile 2011 ai confini della zona di evacuazione  (20 Km dalla centrale)  si è registrato un’intensità di dose massima abbastanza alta e pari a 57 µ Sv/h ed a 40 Km dalla centrale si è registrato 5,2 µ Sv/h.

Volendo essere ottimista in merito all’energia nucleare, cito una ricerca attuale che parla di 670.000 morti legate al carbone. Cioè il carbone ha costato molte più vite umane del nucleare pacifico. Il 45% dell’energia attuale americana è fornita da carbone. Ma fanno più notizie le morti potenziali da nucleare che quelle reali da carbone! La Cina si appresta a sfornare 26 nuove centrali atomiche. A Parigi il riscaldamento funziona con il nucleare,  … e risulta una delle città meno inquinate! Il 20/4/2010 la marea nera nel golfo del Messico! con danni permanenti alle coste (1000 barili al giorno di petrolio fuoriuscito per 5 mesi, 160.000 litri di petrolio al giorno! Non solo ma la B.P. – British Petroleum, autorizzata dal Presidente americano Obama,  continua a trivellare nel golfo del Messico per incrementare la produzione sulle piattaforme che ci sono. Le centrali termoelettriche inquinano con l’anidride carbonica.

La necessità di avere la coscienza a posto ha portato il popolo italiano a dire no al nucleare ma, contemporaneamente a dire si all’importazione, dalla Francia, di energia elettrica a basso costo, trasformata dall’energia nucleare nelle centrali nucleari francesi!

Io penso, soprattutto in Italia che ha dipendenza energetica da gas e petrolio, che bisogna assolutamente puntare ad un nucleare sicuro, facendo tesoro delle esperienze negative viste (quelle più attuali di Cernobyl e di Fukushima e quelle precedenti in America) e, soprattutto, impedendo che l’interesse privato possa rivelarsi nocivo per la sicurezza come è successo a Fukushima dove, per risparmiare, i generatori di soccorso sono stati costruiti sotto il livello del mare!! E lo tsunami li ha resi inservibili! Visto oggi sembra assurdo che i progettisti giapponesi, in un paese assolutamente sismico e preparato culturalmente ad affrontare terremoti in continuazione, non abbiano previsto un forte tsunami ed i suoi effetti tra i parametri da considerare in fase di progettazione della centrale atomica danneggiata.

Ecco, fa bene il Governo italiano a fermarsi  sul programma di costruzione di nuove centrali nucleari, almeno fino a quando , a livello mondiale, non si  disponga di tecnologie e di tecniche di progettazione sicurissime.  Tutti i paesi nucleari devono migliorare la sicurezza, cominciando con il dismettere le centrali di vecchia generazione e controllando i sistemi di sicurezza delle nuove… per evitare il terribile Armaghedon!

Il funzionamento delle centrali nucleari e gli effetti delle radiazioni.

Battista Mazzetta