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Cerqueto InForma

Storia, cultura e vita di un paese

Due amiche inseparabili

 

E’  una calda giornata di luglio del 1925. I campi  di grano, seccato al solleone, sono pronti per la mietitura e ricoprono le  fertili terre dei Canili, da sempre fonte di sostentamento per i cerquetani.   Per  una vita percepita  attraverso la terra e i frutti della terra, per un’ agricoltura esercitata solo con mezzi rudimentali,  è una giornata esemplare, dedicata all’alimento principe, il grano. Molte sono le donne che si dedicano alla mietitura e il lavoro è anche un’occasione per riaffermare i valori di vita comuni, i vincoli di solidarietà, di speranza, di amore. E un canto d’amore  si diffonde tra i campi per alleviare la fatica sotto il sole cocente: “Oh, rondinella, che voli pel mare,  Dammi una penna delle tue bell’ale, Vojjo scrive ‘na lettera al mio amore,  Quando l’avrò scritta e fatta bella, Ti renderò la penna, o rondinella. Quando l’avrò scritta e fatta fare, Ti renderò la penna per volare. Quando l’avrò scritta e fatta d’oro, Ti renderò la penna e il tuo bel volo”. E non mancano canti dispettosi, come questi : “Queste è lu rane de la carpa ,carpa, Lu rane è brutte e la  padrone è matte. Queste è lu rane de la carpatelle, Lu rane è brutte e la padrone è belle”.
Anche Adelina e Filomena, due amiche molto affiatate, rispettivamente di ventiquattro e venticinque anni, sono intente  alla mietitura. Adelina canta:  “ Vojjo sta’ sette anni sotto l’acqua e non voglio chiamà mamma a Paoletta”. Il suo canto cela qualche risentimento, Paoletta sarebbe stata la sua futura suocera  perché  Adelina era la fidanzata ufficiale di suo figlio. Sembra una normale giornata di lavoro e un normale sfogo. Ma, come tante altre cerquetane e cerquetani, Adelina non era stata a Cerqueto negli ultimi tempi. L’inverno lo aveva trascorso a Roma, con le sue capre, alle dipendenze di un capo-azienda detto “lu Vergare”. Era ritornata da Roma con le sue bestie da circa due mesi e aveva riportato con sé, chissà,  forse,  qualche altra cosa …. qualche cosa che non “poteva” svelare alla comunità e  doveva rimaner celata per sempre.  Durante il giorno le due amiche hanno la possibilità di appartarsi, confabulano. Chissà,  forse si confidano o si  preparano  a qualcosa! Ad un certo punto si tolgono le catenine d’oro, che portano al collo, pegno d’amore dei loro fidanzati, e le consegnano ad una delle mietitrici,  perché le restituisca  ai rispettivi fidanzati. Affermano che ormai  il fidanzamento per tutte e due è finito. All’imbrunire, alla fine della lunga giornata lavorativa, iniziata fin dall’alba,  prima di abbandonare il campo di grano, le due giovinette sistemano attentamente  i covoni (“li manuoppie”), quei covoni, che avevano laboriosamente e responsabilmente provveduto a legare durante tutto il giorno,  e formano una croce.  Un richiesta, un simbolo di estrema speranza?

Da quel momento delle due ragazze non si sa più niente. Scompaiono nel nulla e nessuno sa più niente di loro. Dopo esattamente sette giorni  i loro corpi vengono ritrovati lungo il fiume Vomano, non molto distante da “Piana Saccucce” proprio all’altezza dell’ingresso della attuale galleria di Piaganini, allora non ancora costruita. Un punto dove l’acqua è  più alta e soggetta  a pericolosi  mulinelli.  Sullo stesso masso di pietra, prospiciente la riva del fiume,  vengono ritrovati alcuni ferretti e due “ pettenesse”, accessori, che le due ragazze indossavano,  al momento della scomparsa,  per raccogliere i capelli lunghi e folti dietro la nuca.  Con il chiaro intento di precludersi qualsiasi  possibilità di  separazione, le due amiche sono legate  tramite le “parnienze” –  semplici coperture indossate sopra le gonne e  allacciate nella parte posteriore della vita -.  Adelina  risulta incinta ma non la sua amica Filomena. Allora perché le due giovani decidono di togliersi la vita insieme? Può essere stato il duplice suicidio  frutto di una comune decisione? O si è trattato di un omicidio-suicidio? Sarà stata l’una a “trascinare” l’altra, ricorrendo a qualche espediente? Per paura della morte oltre che della vita?

Certo la disperazione, la visione a tunnel senza via d’uscita, l’incapacità di attivare qualsiasi reazione alle dure prove dell’esistenza hanno bisogno di una cultura della speranza per dare significato alla vita e non desiderare la morte.  Ma non c’erano confronti, altre possibilità e alternative al  progetto di morte. Nessuna speranza o soluzione!! Morte nell’ isolamento senza che nessuno sapesse spiegarsi il perché si fosse arrivato a tanto. L’amicizia solitamente è un freno al suicidio, in questo caso il senso di solidarietà, proprio dell’amicizia, ha rinsaldato e consolidato  il piano di morte, sia che si sia trattato di un piano di una singola persona sia che si sia trattato  di un piano comune.  Un progetto, seppur involontario, di suicidio dell’ambiente stesso? Forse nessuno si uccide per morire ma perché è già stato “ucciso”dall’ambiente in cui vive.

Per diverso tempo, successivamente, si raccontava di due luci che, quasi tutte le sere, da Poggio Umbricchio si vedevano  aggirarsi e  zampillare in quel preciso punto del Vomano, nei pressi di “Piana Saccucce”. E le luci zampillavano fino a Colle Ceraso, ai prati alti di Cerqueto.  Lo sgomento e lo smarrimento per quanto era accaduto erano stati troppo forti e non solo a Cerqueto! E la mietitrice,  che doveva riconsegnare le catenine ai fidanzati abbandonati,  per diverso tempo non riuscì a prelevare le due catenine dalla scatola di legno dove le aveva riposte. Ad ogni tentativo uno sciame di insetti, considerati anime di defunti vaganti senza pace,  ne impediva l’apertura. L’emozione profonda per il grande dolore faceva anche credere alle visite delle care amiche  morte!  Secondo le disposizioni ecclesiastiche vigenti , nessuna cerimonia funebre, infatti, era stata celebrata per le due ragazze.

Adina Di Cesare