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GUERRA IN LIBIA: Caporale Mazzetta Antonio – Genio Speciale Trasmissioni

Mazzetta Antonio (“lu falignam” per molti e “lu gnor mastr”) Caporale del Genio Speciale Trasmissioni – Comando Superiore 144^a Compagnia Marconisti – Battaglione Collegamenti Comando Superiore – Secondo Raggruppamento Genio Speciale – Comando Superiore Forze Armate Africa Settentrionale (C. S. FF. AA. A. S.) – Governo Generale della Libia, il 17/1/1941 fu assunto in forze nella 144 ^a Compagnia Marconisti – Stazione A/350 “Brescia” – Copostazione Caporal Maggiore Gibertini – assegnata al comando della Divisione Operante “Brescia”.

Dalla “Storia della 144 ^a Compagnia Marconisti e da alcuni ricordi diretti, traggo spunto per fornire alcune sensazioni sulla drammatica guerra in Libia: – sangue – dovere – fede e su cosa significava assolvere al proprio dovere di soldato italiano. Sensazioni e spunti frammentati, per una storia forse meno importante di tante altre che non si conoscono o che non vengono rese note.

La 144 ^a Compagnia Marconisti aveva come comandante il Tenente Enrico Mino che, finita la guerra, ha ricoperto l’importante incarico di Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, morto in servizio a seguito di un incidente di elicottero. cosa significava assolvere al proprio dovere di soldato italiano.

Da alcuni schemi, oggi non più segreti, della rete operativa ed informativa del Comando superiore Africa Settentrionale in atto dal 22/8/1941 al 20/10/1941 e del Comando superiore Genio A.S. si vede che la stazione A/350 del Cap. Magg. Gibertini (dove operava il Caporale Mazzetta Antonio) – negli schemi la n.5 –  era direttamente collegata al Comando Superiore Genio.


Quale era il clima che si viveva in una guerra vera? Alcuni fatti verificatisi nei ripiegamenti. “…. Per la sua rapidità e per il disordine provocato da­gli attacchi nemici aerei e terrestri lungo alcuni itinerari, questo secondo ripiegamento sta assumendo l’aspetto di una ritirata e gli unici elementi che lo differenziano dal precedente sono rappresentati dalla quasi totale assenza dei civili, dalla presenza dei tedeschi, dal maggior inta­samento delle colonne lungo le strade e dalla maggior gra­vita delle perdite provocate dall’aviazione nemica che colpisce pesantemente anche il nostro Reparto….”

Mazzetta Antonio raccontava, commuovendosi, che dopo un intenso mitragliamento aereo un suo camerata, al suo fianco, contorcendosi dal dolore atroce, e per questo si teneva la pancia con le mani, morendo e quindi allentando la pressione sulla pancia evidenziò l’enorme squarcio da cui fuoriuscirono immediatamente le viscere! Ed ogni volta che lo ricordava gli tremava la voce.

Tanti altri episodi di morte ed anche di eroismo raccontava.

“Balbia nel tratto Agedabia-El Agheila. Un aereo mitragliò a bassa quota la colonna che stava ripiegando, centrando l’automezzo che trasportava il persona le ed  il materiale delle stazioni radio …. I feriti ricevettero  le prime cure dai loro compagni ed in mancanza di mezzi di trasporto più rapidi per portarli all’ospedale da campo di Agheila, vennero sistemati sul loro autocarro, in cima alla catasta dei cofani. Poi nei pressi di Agheila una nuova formazione aerea si avvicinò alla colonna già mitragliata in precedenza. Tutti gli automezzi si arrestarono ed i loro occupanti cercarono scampo sotto di essi o allontanandosi quanto più è possibile dalla strada. Il sergente Miele, immobilizzato, fu costretto a rimanere nell’autocarro, esposto ad ogni offesa. Il suo capo­stazione Marchesi, gli restò accanto cercando di fargli scudo col proprio corpo durante l’attacco. Quando dopo pochi secondi gli aerei scomparvero,  Suardi giaceva  inchiodato all’asfalto della strada, uc­ciso sul colpo da una pallottola alla testa. Sotto l’autocarro che trasporta le  stazioni, grondava sangue, furono feriti alle gambe, Carlo Rizzi e Dino Bernardi. Altro sangue pioveva dall’alto della catasta dei cofa­ni dove giaceva il sergente Miele che l’altruistico gesto dell’amico non valse a proteggere da nuovi proiettili che gli procurarono ulteriori e più gravi ferite. Al sergente maggiore Marchesi che fece da scudo col proprio corpo al sergente Miele ferito, fu concessa una ricompensa al Valor Militare con la motivazione: Capostazione di una autostazione con feriti a bor­do per azione aerea avversaria, in occasione di un succes­sivo mitragliamento che colpiva ripetutamente il suo auto­mezzo, si slanciava a coprire col suo corpo quello di un dipendente ferito ed impossibilitato a muoversi, dando gene­roso esempio di cameratismo e di coscienza dei suoi doveri di capo “.

Alcuni fatti storici, raccontati spesso da Mazzetta Antonio:

“21 Dicembre  1941. II Comando del XXI C. d’Armata ha ripiegato da Barce la­sciando in posto per le operazioni di scavalcamento l’auto stazione A/350 “Pugliese. Nell’attesa – racconta il capo r.t. – che il Coman­do raggiungesse la località prestabilita e la stazione che lo aveva seguito mi avesse dato il via per lo spianto, fe­ce rifornimento di viveri presso la locale sussistenza già abbandonata, caricando il nostro autocarro sino al limite della sua portata. Fu un’operazione rischiosa perche già gruppi di ara­bi armati avevano dato l’assalto ai magazzini nell’avida  ricerca del thè e dello zucchero che vi erano depositati in gran quantità. Grazie ad essa, tuttavia, ebbero di che sfamarci nei giorni seguenti ed anche la possibilità di soccorrere, ri­focillandoli, numerosi militari sbandati di altre Armi e reparti. I feriti durante l’incursione … furono trasportati dall’ospedale da campo di Agheila – “una grande tenda zeppa di morti militari e civili e di feriti in attesa di medicazione” – a quello di Sirte”.

“22 Dicembre 1941. Nel tentativo di accerchiare le Divisioni che continuavano a ripiegare su Agedabia e nel quadro di una ma­novra analoga a quella dello scorso anno, gli inglesi si spinsero ulteriormente verso la costa nel tratto compreso fra Agedabia e Bengasi. La minaccia si profilava tanto grave che in accordo con il Comando Superiore Italiano, Rommel decise di arretrare lo schieramento in corrispondenza della linea Agheila -Marada. Mazzetta Antonio, raccontava, vide personalmente Rommel.

“23 Dicembre 1941. Da Tocra a Barce, gli ultimi reparti della “Brescia” e della “Trento”  iniziarono ad arretrare verso Agebadia. Molti furono ancora i veterani anonimi della 144*che braccati dal nemico e sospinti dalla forza della disperazione e della speranza cercarono scampo lungo le coste di quella penisola di Capo Bon che sembrava materializzare il loro anelito verso l’Italia e che sulle rive di quel mare infido e non più ritenuto “nostro”, al di là del quale la salvezza sembrava occhieggiare a portata di mano, subirono impotenti e in gruppi isolati, l’ultima beffa del loro triste destino. A lumeggiare le loro ultime traversie, le loro disillusioni ed il loro estremo sconforto, si riportano a conclu­sione della storia di quel gruppo di uomini che si erano chiamati 144 e che la guerra non avevano voluto ma  che al­l’ appello della Patria avevano risposto con la fiducia e con la semplicità dei figli che non chiedono alla Madre “perché ? “, le parole di uno di essi che proprio in quanto sconosciuto, più compiutamente di qualsiasi altro tutti li rappresentava:  ……….  dopo molte peripezie, raggiungemmo una località situata a circa tre chilometri da Korba nei cui pressi si trovavano anche il Comandante del XX Battaglione e quel lo della 110* Compagnia Marconisti con parte dei loro uomini. Quivi  con l’animo rassegnato di chi non può più che subirli, rimanemmo in attesa di eventi. La fine non tardò. II mattino del 12, avuta notizia che il nemico stava avvicinandosi, distruggemmo le armi e quei pochi materiali che ancora avevamo in consegna. Poche ore dopo, verso le 15, comparvero gli anglo-a­mericani con alcuni mezzi blindati. Nulla di epico accadde e dopo pochi istanti, col pe­sante fardello dei nostri ricordi e del nostro sconfinato dolore, lasciammo sotto scorta quel luogo dove solo le tracce dei cingoli che avevano maciullato giovinezze, illusio­ni, speranze ed erba verde, rimanevano a fugace ricordo del la guerra e del nostro passaggio”. “I prigionieri vennero autotrasportati al campo di smistamento di Medjez el Bab e di qui, a mezzo carri bestiame, al campo 126 di Orano dove rimasero fino al giorno 18. Il giorno 19 vennero imbarcati sulla nave greca “Neà Hellàs”, che li trasportò a Glascow dove sbarcarono il giorno 29 Maggio. In seguito parte di essi venne fatta proseguire per gli U.S.A.”.

Conoscendo Mazzetta Antonio, uomo schivo e lungi dall’auto esaltarsi, sono sicuro che avrebbe voluto tenere per se questi ulteriori fatti, che io invece voglio far conoscere a quanti lo stimavano e ai giovani che non lo hanno conosciuto.

Il 1/9/1941 a tutti i Capicentro e Capistazione della rete operante furono inviate le sintesi delle osservazioni formulate in occasione di una ispezione:

“- Stazione A/350 “Gibertini” (Div. Brescia): – non vi è altro da dire che è la stazione che più delle altre si è sacrificata operando per lunghi mesi in silenzio e senza mai dare luogo al minimo disservizio, e più delle altre ha sofferto per le condizioni di disagio in cui si è trovata, senza mai essere sostituita. Il Caporal Maggiore Gibertini che avrà quanto si è meritato, serva di esempio ad altri Capistazione. La sua stazione costituisce un vanto per la Compagnia.”

L’encomio.
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GOVERNO GENERALE DELLA LIBIA
COMANDO SUPERIORE FORZE ARMATE APRICA SETTENTRIONALE
GENIO
N° C/4397                                                                                                                         Posta Militare 11/C 28 Giugno 1941/XIX
ARGOMENTO:  Encomio.
AL COMANDO 2° RAGGRUPPAMENTO GENIO SPECIALE                                   P.M.
e per conoscenza*
AL COMANDO BATTAGLIONE COLLEGAMENTI C.S.                                             P.M.
AL COMANDO COMPAGNIA MARCONISTI C.S.                                                       P.M.
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Tributo un encomio da iscriversi sulle carte personali ai sottonotati militari:
–    cap.magg.        GIBERTINI Nino                  – capostazione
–    ”   ”             CIPICCIANI Alfredo      – R.T.
–    ”   ”             NAZZARI Guerrino       – R.M. sta
–    caporale        LENARDON Cesare    – R.T.
”              MAZZETTA Antonio      – R.T. ”
“              GEMINIANI Giuseppe    – R.E.M.
con la seguente motivazione:
“”Componente l’equipaggio di stazione r.t. assegnata al comando di una Divisione operante si è prodigato per mantenere, malgrado le difficoltà frapposte dall’ambiente e dalla azione nemica, l’importante collegamento. Ridotto in precarie condizioni di salute rifiutava ripetutamente ogni sostituzione per restare al suo posto, cosa da lui considerata come massimo onore cui potesse aspirare””.
IL COMANDANTE SUPERIORE DEL GENIO
– Generale Luigi Grosso –
f.to Generale Grosso
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GOVERNO GENERALE DELIA LIBIA
COMANDO SUPERIORE FORZE ARMATE AFRICA SETTENTRIONALE
GENIO
N° 04375 di protocollo Posta Militare 11-0 28 Giugno 1941
ARGOMENTO; Stazione A/350 Divisione “Broscia”
AL SIGNOR COMANDANTE LA COMPAGNIA MARCONISTI C.S.
POSTA  MILITARE
Riferimento n, 5258 data 25 giugno c.a.
Dai rapporti che mi sono stati periodicamente inviati ho seguito giorno per giorno l’operato dell’equipaggio dalla stazione A/350 “Brescia”„
II capo stazione cap.magg. GIBERTINI Nino ed i gregari CIPICCIANI, LENARDON, MAZZETTA , GEMINIANI, NAZZARI, VI­TALE, rifiutando ogni sostituzione,  restando al loro posto di combattimento finché le loro forze fisiche hanno potuto reggere, dimostrano che non c’è limite alla abnegazione dei nostri soldati.
Dimostrano altresì, nella forma più nobile ed umana, che l’unità inscindibile dei marconisti è I’equipaggio il quale stretto intorno al suo capo opera silenziosamente e tenacemente spesso a migliaia di chilometri dal resto al quale appartiene.
E che il capostazione è un Comandante nel più vasto senso della parola.
Il cap. magg. GIBERTINI Nino durante un anno di campagna ha dimostrato di esserlo. Il migliore riconoscimento è quello fornito dal cap.magg. NAZZARI e dal caporale BERNARDON che solo per l’incalzare di una grave malattia hanno potuto essere allontanati dalla stazione e ricoverati in luogo di cura, e da tutti gli altri che per quanto in condizioni fisiche precarie, resistono ancora al loro posto.
Ti prego di esprimere a tutti il mio compiacimento a il mio elogio.
L’ISPETTORE DEI COLLEGAMENTI
Maggiore Cesare Contadini
f.to Magg. Contadini
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Onori ai soldati di Cerqueto caduti o feriti in tutte le guerre, che non potranno mai raccontare le loro vicissitudini e le loro sofferenze.

W l’Italia!

Battista Mazzetta