Crea sito

Cerqueto InForma

Storia, cultura e vita di un paese

Il canto degli stornelli

La pubblicazione dei testi degli stornelli  è un nostro piccolo contributo con il quale vogliamo riportare al centro dell’ attenzione l’importanza della nostra tradizione orale e dei canti  popolari per eccellenza, quale espressione musicale di grande interesse,  che   documenta la vita e le usanze del nostro paese. Usi e costumi che sono ormai in gran parte completamente dimenticati! Anche se alcune forme sopravvivono, essi sono stati trasformati avendo seguito l’andamento del mutamento sociale e demografico, imposto dalla facilità delle comunicazioni, dalla diffusione dei mass-media,  dalla legge della globalizzazione uniforme. Da tutto ciò nasce l’affettuoso stimolo di riappropriarsi del passato, non quello ufficiale, ma quello del cuore, dei sentimenti più schietti e autentici. Questa, dunque, la motivazione della nostra ricerca.

Una ricerca che ci riporta, attraverso rime e melodie spontanee, alla vita semplice delle giornate trascorse tra i campi di grano, ai tempi in cui la buona stagione spingeva uomini e donne, giovani e vecchi a compiere i lavori all’aperto, a diretto contatto con la natura.  E la mietitura  era un momento saliente della vita contadina, un momento di festa, animato dalla soddisfazione per il raccolto, dall’attesa della festa che ne seguiva, dalla previsione dei momenti di gioia. Ma ogni altra occasione come i matrimoni, i battesimi, le partenze per il servizio di leva e le lunghe giornate trascorse in montagna, era un pretesto per riunirsi e  dare libero sfogo al proprio vissuto con  manifestazioni genuine e schiette, che sono i canti degli stornelli. E, poi, alla base dell’ispirazione degli stornelli c’era l’amore,  quell’amore che suppliva a tutti i moderni divertimenti e le distrazioni che impegnano le attuali generazioni. Diverse sono le tematiche relative all’amore e le pene e le felicità connesse a questo sentimento universale:  il tema della lontananza, il rimpianto, il tema del desiderio, dell’innamoramento e della scelta della sposa, della rivalsa per l’amore non corrisposto. Gioie e sdegni, speranze e delusioni degli innamorati, che chiamano in causa il sole, la luna, le stelle, tutte le bellezze del creato a disposizione della semplice vita contadina e pastorale. E non manca certamente  la satira nel senso più ampio del termine come non mancano riferimenti alla semplice quotidianità.  Questi canti erano prodotto e  frutto di improvvisazione e molto spesso nascevano da un bisogno di comunicazione e  dall’estro del momento, dall’impellenza di  comunicare qualcosa a qualcuno e possedevano perciò la freschezza e la chiarezza della cronaca, dell’invettiva o del messaggio amoroso. Spesso alla composizione degli stornelli vi si dedicavano gli amanti stessi nelle belle sere d’estate o nei momenti di festa e di trasporto e non mancavano a Cerqueto dei veri e propri poeti popolari in grado di improvvisare stornelli per sé e per altri con grande divertimento e soddisfazione di tutti.  Durante qualche serenata e in situazioni di ritrovo e divertimento   capita ancora oggi di sentir cantare gli stornelli ma è chiaro che  non si tratta più di qualcosa di vivo e  attuale ma di un retaggio del passato, quando  questi canti erano parte integrante della vita del nostro paese,  la cui origine spesso si perde in tempi molto più lontani.

È incerto il tempo e il modo della loro origine, ma i più antichi esempi di stornelli che si conoscano risalgono al sec. XVII. Lo stornello nasce spesso dalle gare fra contadini durante il lavoro o dalle vere e proprie sfide nei momenti di riposo. E perciò, quanto all’origine del nome, esso sembra essere diminutivo della voce provenzale estorn che vuol dire combattimento e cantare a storno, significa cantare a rimbalzo, da un voce  all’altra o da un posto all’altro.  Molto probabilmente nato in Toscana, largamente diffuso nell’Italia centrale, ma presente anche nel meridione. Lo stornello può essere semplicemente un canto vocale oppure un canto lirico, stornello a saltarella, accompagnato  dallo strumento, che dalla fine dell’800 è stato principalmente l’organetto. La metrica caratteristica è composta da strofe di un quinario e due endecasillabi, cioè un verso di cinque sillabe e due di undici. Ma la  metrica è varia. La più antica sembra sia quella del distico (due endecasillabi) rimato, in un secondo tempo al distico fu premesso un quinario che conteneva l’invocazione a un fiore, a una pianta, oppure un semplice richiamo,  rimato col secondo endecasillabo, mentre il primo ha con gli altri due versi soltanto l’assonanza;  infine lo stornello di tre o quattro endecasillabi, anch’essi legati a rime alternate  nel tentativo di ricostruire le varianti sul tema o le risposte alle provocazioni.  Questa scarsa precisione e libertà nella metrica è tipica  del canto popolare ed è dovuta anche alle interferenze o modifiche introdotte nel riuso e nel riadattamento dei canti ad altri contesti.  Passando di bocca in bocca sia le parole sia la melodia venivano cambiate anche in modo significativo;  è questa una delle  funzioni fondamentali della trasmissione orale. Diversi stornelli da noi pubblicati sono conosciuti  esclusivamente in ambito cerquetano e presentano elementi autoctoni ma molti  altri, a seguito dei continui contatti con altre comunità,  dovuti sia alla transumanza sia ai lavori stagionali dei cardatori di lana e di coloro che si spostavano per lavorare nella campagna romana sono rielaborazioni  di canti diffusi anche in altri luoghi. Ne sono testimonianza le numerose versioni reperibili facilmente in diversi posti, i vari adattamenti sia linguistici che contenutistici. Cerqueto è fatto a ferro di cavallo/ci sta la gioventù col sangue bello,  sembrerebbe tipico locale, non è, a ben vedere, un’ esclusiva.  Non sarebbe corretto pensarlo!  Il riferimento alla forma a ferro di cavallo è molto diffusa e riferita a diversi paesi. Come esempio basta citare Genzano è bellu/Genzano è fattu a ferru de cavallu/ce sta la gioventù cor sangue bello, ma ci sarebbero anche altri esempi. Ciò non significa  che il canto non ci appartiene, vuol dire che  di un canto non esiste una sola versione originale ma tante versioni e, in un certo senso, ogni variazione è l’originale,  come ogni esecutore è anche autore del brano che interpreta.  In diversi casi non c’è quindi un autore unico ma lo stornello è una specie di  creazione da parte della collettività  e così, anche se composta da un autore ben preciso, diventa popolare nel momento in cui viene assimilata e rimodellata dalla collettività.

 Dal punto di vista linguistico caratteristica è la compresenza dell’italiano e del dialetto, come capita spesso nel canto popolare. In molti casi il binomio lingua italiana-dialetto, fisiologico, è legato alla circolazione e agli adattamenti dei canti per l’oralità dei canti popolari, altre volte, più o meno consapevolmente, l’uso dell’una o l’altra lingua è legato a significati ben precisi.

Al di  là degli approfondimenti tecnici, che non sono oggetto della nostra indagine, i canti che presentiamo assumono un profondo significato e, come fanno gli autentici documenti storici, esprimono il mondo come è stato vissuto e visto attraverso gli occhi degli stessi protagonisti. Anche se a volte il tema dello stornello è molto generico per cui è difficile farlo rientrare in categorie precise, presenteremo gradualmente gli stornelli raggruppati in stornelli d’amore, stornelli a dispetto e stornelli vari. In tutti si possono ravvisare la spontaneità, l’unicità e l’universalità di ciò che più profondamente appartiene ad ognuno di noi, il canto e la poesia dei dolori e delle gioie che tutti gli uomini vivono giorno per giorno. Il sentimento, che traspira dai versi del cantare popolare, è lo stesso di tutti gli uomini di sempre,  anche oggi che molte cose sono cambiate e il progresso ha operato modifiche sostanziali sul tessuto sociale. La vita, tutta la vita perfino nei suoi aspetti più quotidiani,  è sempre in un certo senso poesia.  I personaggi di quest’opera che è la vita sono sempre gli stessi ed hanno sempre le stesse esigenze. Ecco così che queste note e questi versi diventano testimoni  emblematici di una storia che è storia di tutti gli uomini e stabiliscono un link tra noi e il passato, un mondo ancora ignoto per molti aspetti a molti di noi, moderni e spregiudicati cybernauti.

Adina Di Cesare