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Cerqueto InForma

Storia, cultura e vita di un paese

Il mio presepe…

Ricordavo quella chiesetta piccola e spoglia vicino alla piazza, ricordavo che si chiamava San Rocco, come la “mia chiesa” e ricordavo quel via vai di pastori, soldati, re magi e angeli. Ricordavo quella casetta piccola da cui partiva tutto e ricordavo quel fare affaccendato di Angelo lì dentro. Ma ricordavo tutto questo da semplice spettatrice o meglio da giornalista inviata sul posto a raccontare del presepe.

Ma stavolta non è stato così. In quel presepe di Cerqueto, che ho seguito da anni con affetto e di cui ho scritto e riscritto, c’ero anch’io con mio figlio per una strana combinazione.

Con il cuore in gola ho detto “si” ci saremo e con la stessa emozione ho provato e riprovato la mia parte a casa, mentre fuori il mondo si affannava a fare gli ultimi acquisti di Natale.

Finalmente arriva il 26 dicembre. L’ansia aumenta a mano a mano che saliamo verso Cerqueto. Sono le cinque del pomeriggio quando io e Francesco siamo ai piedi della collina dove andrà in scena il presepe. Ho di nuovo il cuore in gola mentre mi affanno nel cercare qualcuno che possa “prenderci in consegna” per la serata. Francesco invece dorme beatamente nel suo passeggino, incurante di ciò che gli accade intorno. Un giretto nella piazza già gremita di persone e poi via verso casa di una signora gentilissima che ci mette a disposizione tutto. La signora, non me ne voglia ma la mia agitazione è tanta che non ricordo il suo nome (mia figlia mi dirà che è la mamma di Lucia), ma molto bene il suo volto, la sua dolcezza e la sua disponibilità. Un ottimo biglietto da visita per Cerqueto, ve lo garantisco! Tra frittelle da portare in piazza, panini, dolcetti e chiacchiere tra parenti, più tardi con mia grande meraviglia la rincontrerò in scena nella “macchina” del presepe.

E’ giunto il momento di svegliare Francesco per attaccarlo al seno prima che vesta i panni della Madonna, poi – mi suggeriscono le donne – sarà complicato. Mi affido ai loro consigli. Pochi minuti e Francesco è pronto con la sua tutina bianca felpata per essere per una sera Gesù Bambino. Ora tocca a me. Con la tunica rossa e il velo tra le mani ci spostiamo nella chiesa di San Rocco, dove tra sorrisi, battute e chiacchiere il presepe si sta pian piano animando. Ci siamo quasi, una simpatica donna si occupa dei miei ultimi ritocchi. Ecco, mi cuce il velo tra i capelli e mi affida a San Giuseppe, che con il suo sorriso mi infonde da subito una certa serenità. E’ lui che da questo momento si prende cura di me e del piccolo, così come accadde duemila anni fa, portandoci al riparo nella capanna. Qui lascio Francesco nelle mani del suo papà vero (Massimo), mentre con Francesco Pisciaroli mi vado a posizionare nella scena dell’Annunciazione, prima che inizi la sacra rappresentazione.

Pochi minuti ancora di attesa – annunciano dalla regia – e il 46° presepe vivente avrà inizio. Alle mie spalle c’è San Giuseppe che veglia su di me: mi spiega cosa fare e come farlo e controlla che tutto vada per il verso giusto. Mi infonde una pace ed una tranquillità davvero particolari. Mi affido a lui. Vengono annunciati anche i nostri nomi: il mio, quello di mio figlio Francesco Di Carlantonio e quello suo Francesco Pisciaroli. L’emozione è tanta.

Ancora uno sguardo verso la piazza traboccante di gente e illuminata da una tonda luna piena, prima che si accendono le luci sulla collina per dare inizio a quello che ricorderò come il “mio presepe”. E’ con tutto l’orgoglio che una mamma può provare per suo figlio, che all’accendersi delle luci nella capanna metto il mio Gesù Bambino sulla paglia. Mi tremano le gambe e le mani nell’accerezzargli il volto. Quel bimbo lì nella mangiatoia – stento quasi a crederlo – per questa sera è Gesù Bambino. In tanti, davvero tanti verranno a rendergli omaggio, dagli attori della rappresentazione al pubblico numeroso. E lui quasi per magia accoglierà tutti con il sorriso.

Quando lasciamo la capanna illuminata della natività per tornare a cambiarci, la piazza è oramai deserta. Mi volto indietro ancora una volta verso la collina.

La magia del posto, l’illuminazione faraonica, la semplicità e la veridicità dei figuranti, la brillante voce di Carlo Orsini, l’instancabile lavoro di Angelo Mastrodascio e degli altri uomini della Pro Loco, l’energica vitalità delle donne di Cerqueto… a tutti voi va il merito. E a tutti voi va il nostro grazie per averci fatti sentire “a casa”. Grazie Cerqueto.

Vi abbracciamo di vero cuore uno ad uno… Catia e Francesco.

Catia Di Luigi