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Sulla montagna del presepe il pianista e compositore Francesco Gazzarra, la sua passione per i Genesis

 Genesis Piano Recital a Cerqueto: il pianista Francesco Gazzara - Ph. Gianluca PisciaroliLa programmazione della 49a edizione del Presepe Vivente di Cerqueto non ha lasciato certo a desiderare! Ogni anno la nostra rappresentazione affascina sempre di più per la sua qualità  e  per la sua capacità di rinnovarsi e di offrire un programma ricco di spunti culturali. L’eccezionale Piano Recital di Francesco Gazzara, dedicato al gruppo musicale dei Genesis, della cui musica il nostro presepe si nutre ampiamente, ha introdotto il numerosissimo pubblico all’evento, accompagnandolo con la sua appassionata ed appassionante performance in atmosfere di alta intensità. Gazzara ha presentato brani tratti dal suo album “Play Me My Song”, nel quale reinterpreta in modo accurato e personale alcune delle più belle composizioni della band inglese. Ringraziamo il virtuoso pianista, nonché compositore di musiche per il cinema e la TV, per la sua brillante e molto impegnativa prestazione e anche per la disponibilità dimostrata nel parlarci della sua esperienza a Cerqueto.  Un doveroso ringraziamento va ad Angelo Mastrodascio per aver programmato questo evento, dandoci sempre prova del suo impegno e della sua sensibilità artistica e creativa.

Cosa ha rappresentato per te l’esperienza del Piano Recital che ha preceduto la rappresentazione del Presepe  Vivente  a Cerqueto?

– Suonare prima del Presepe Vivente di Cerqueto, con un set pianistico tutto dedicato ai Genesis e tratto dal mio album “Play Me My Song”, è stata un’esperienza umana unica ed emozionante soprattutto per la location e per l’evento che ha seguito il concerto. Non capita tutti i giorni di suonare a quasi 800mt di altitudine, in una grotta con dietro il bue e l’asinello, davanti a una platea che ha sfidato il freddo per venirti ad ascoltare. Insomma era una tassello artistico che mi mancava e sono contento che tra tutti i miei progetti musicali questo dedicato ai Genesis mi abbia avvicinato così tanto a una dimensione che definirei insieme spirtuale e naturalistica.
L’esperienza da te vissuta a Cerqueto ti ha emozionato dal punto di  vista umano? Artistico?
-Da entrambi i punti di vista. Da quello artistico rientra il discorso precedente ovvero la vicinanza con la montagna, la natura. Non è stato un semplice concerto all’aria aperta ma qualcosa di più profondo, tecnicamente anche una sfida vista la temperatura, la distanza in altezza col pubblico e gli animali i “vicini” di palco (che durante il concerto sono stati attenti ascoltatori). Dal punto di vista umano l’esperienza si è completata con la visione del Presepe Vivente, qualcosa di emozionante e mai visto prima per me. Impatto scenico inaspettato e colonna sonora graditissima e ben editata. Anche lì i Genesis che non ti aspetti, mistici ed epici nei punti giusti.

 La musica è un mezzo forte per abbattere le barriere in un mondo sempre più caratterizzato dall’ egocentrismo e questo perché la musica è un linguaggio universale sicuramente aggregante. Ti sei sentito portatore di questo messaggio?

-Spesso è proprio nel mondo dell’arte che si può cadere nella trappola dell’egocentrismo. E un pianista, solo col suo strumento davanti al pubblico, ha solo le dita, la mente e il cuore per comunicare agli altri un’idea e una visione che possa diventare comune. Dunque non è facile trovare questo linguaggio universale se ci si chiude in modo solitario nella propria creazione artistica. Ecco perchè un modo diverso di interpretare un repertorio come quello dei Genesis degli anni ’70, che soprattutto in Italia ha avvicinato tantissime persone all’arte e alla musica in generale, è diventato per me anche un modo per comunicare un messaggio di aggregazione.

  Che cosa rappresenta per te la musica dei Genesis e quali i collegamenti più appropriati per la sacra rappresentazione del Presepe?

-Per me rappresenta il mio ingresso più profondo nel mondo della musica rock e non solo, risalendo a quando avevo 13 anni e trovai in una bancarella il vinile usato di “Genesis Live”. Da allora quel sound e quelle composizione hanno rappresentato per me uno dei modi più geniali e fantasiosi di creare immagini e sogni attraverso la musica. In rapporto al Presepe Vivente ho trovato questa forte connotazione cinematografica e onirica, tra le note dei Genesis e il racconto biblico, che in fondo è il primo grande “kolossal hollywoodiano” della storia dell’uomo. Ebbene in molte melodie proclamate dalla voce di Peter Gabriel  e in molte progressioni armoniche del tastierista Tony Banks, per non parlare della grande visione romantica del chitarrista Steve Hackett, io ho sempre sentito un mondo a parte, una sorta di film immaginario che mi riportava con la mente al sacro e all’Assoluto. Quindi un Presepe Vivente che non sia soltanto rappresentazione statica ma soprattutto un evento teatrale con luci e suoni degne di un set cinematografico, la musica dei Genesis suonata al pianoforte ha il sapore di un prologo perfetto per far entrare gli spettatori nell’umore giusto di ciò che avviene subito dopo.

La vita di un pianista è ardua?A quali rinunce ti ha costretto?

– Non mi definirei un pianista tipico, o da manuale. Non sono certo un concertista benchè abbia fatto studi classici. In realtà lavoro nel campo della musica per le immagini (film e tv) ormai da molti anni, quotidianamente, quindi l’attività di musicista (tastierista) dal vivo e negli studi viaggia parallela e a volte diventa un piacere assoluto, come fosse un hobby. In effetti è una passione che non mi ha mai abbandonato. Le rinunce magari sono quelle di ogni musicista, che si deve guadagnare il pane ogni giorno, e anche quelle di chi vive con me,  che a volte deve adattarsi ai miei ritmi di lavoro.
Quali emozioni provi quando suoni, ammesso che le parole siano in grado di esprimerle?
– Difficile esprimerle, davvero. Dipende sia da cosa si suona sia dalla reazione del pubblico. Nel caso della musica dei Genesis ci sono momenti in cui si è in un tour de force mentale, alcuni brani non sono di semplice esecuzione, e una distrazione può portare a un’interruzione. E spesso nei loro brani l’interruzione ti costringe a ricominciare daccapo. Per fortuna, essendo soprattutto un loro fan della prima ora, e non l’ennesimo (magari anche bravo) pianista jazz che decide di reinterpretarli come fossero i Beatles e i Rolling Stones, quando li eseguo è come se andasi in trance, so quello che succede a memoria nota dopo nota, pausa dopo pausa. Insomma non proprio rillassante ma indubbiamente emozionante a livello profondo.
Un tuo giudizio sulla rappresentazione del nostro Presepe vivente.
– Come già detto prima, l’impatto scenico e visivo è la cosa che mi ha colpito di più; trovarsi in un teatro all’aperto nel mezzo della montagna, al buio inizialmente, ha lo stesso effetto dei minuti che precedono un grande concerto rock. Poi le cose si succedono in maniera sempre inaspettata, i personaggi appaiono all’improvviso e il gioco di luci sembra rodato e molto creativo. Il racconto con la voce fuori campo lo avvicina alla maestosità dei kolossal cinematografici degli anni ’50, mentre le luci e i colori vivissimi dei costumi riportano l’atmosfera all’oggi ma sempre con un aura magica. E poi la musica, per me il massimo, in quanto anche lì i Genesis di “Trespass” ma anche quelli di “Duke” – quasi a sottolineare un tratto continuo nell’evoluzione qualitativa della band, cosa da me sempre sostenuta – sembrano accompagnare le scene a pennello. Idem per la presenza davvero inaspettata anche dei brani solisti di Steve Hackett e Tony Banks, non certo i più noti, ma quelli che più funzionano in abbinamento a ciò che succede in scena. Il Presepe Vivente di Cerqueto è stato uno di quegli eventi che vorresti rivedere subito e non dopo un anno intero. Esattamente come mi è successo dopo aver visto i Genesis dal vivo, per la prima volta nel settembre del 1982.
Adina Di Cesare