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Cerqueto InForma

Storia, cultura e vita di un paese

L’intruso

Nella vecchia casa di Cerqueto ho una grande libreria. Dico libreria, in verità è un vecchio scaffale a muro ricavato da una parete e sistemato con tavole di querce lavorate minuziosamente da papà. Qui sono conservati libri, giornali, quaderni che sono le “sudate carte” dei componenti la mia famiglia…un vocabolario di latino, un’antologia, una letteratura italiana e …via dicendo. Poi tanti quaderni:  con le copertine nere, i più vecchi, delle mie sorelle, e poi i miei più colorati, più vivaci, più recenti. C’è persino una vecchia enciclopedia “Curcio” sostituita ormai da un moderno pc. Si,  perché su wikipedia c’è tutto!

Ma il pezzo più importante è sicuramente un volumetto ingiallito, che emana un leggero tanfo di muffa, con fodera di carta pecora e, all’interno, un timbro prezioso di colore blu “BIBLIOTECA DORIA”. Chiedo incuriosita alla mamma spiegazione della presenza di questo libro in casa nostra. Lei, che ha ormai novant’anni, con le lacrime agli occhi, risponde che apparteneva allo zio Egidio, fratello di papà, e che glielo aveva donato il principe Doria. La mia curiosità aumenta sempre più e lei mi racconta….Lo zio Egidio era il figlio più grande della numerosa famiglia di papà. Come gli altri aveva fatto pochi studi ma,  da autodidatta, aveva imparato tante cose. Lo ricordo, quando recitava a tavola, dopo pranzo, un intero canto della Divina Commedia, mi annoiavo un pò, però devo ammettere, una volta venuta a contatto con Dante, che era veramente bravo! Si guadagnava da vivere facendo piccoli lavori artigianali che gli venivano commissionati da alcuni abitanti di Cerqueto. Lavorava bene il legno e aveva preparato il suo letto da sposo perché si era invaghito di una ragazza. Ma non si sposò mai e il suo letto pregiato lo regalò al fratello che invece si sposò. Non sopportava il regime fascista. Era uno spirito libero ed anarchico. Quando fu chiamato per la leva obbligatoria non si presentò e si nascose nelle caverne delle nostre montagne. Nel maggio 1940 l’Italia entra in guerra, due fratelli, tra i quali papà,  partono per il fronte. Lui finisce confinato politico prima in Lucania poi a Gaeta. Qui,  nelle carceri, incontra il principe Doria che ha avuto il suo stesso destino. Filippo Andrea VI Doria- Pamphili- Landi era nato a Roma il 1 marzo del 1886. Nobile politico italiano, figlio del principe Alfonso Doria e di Emily Pelham Clinton, fin da giovane si era occupato delle proprietà di famiglia e nel 1909 entrò nel “comizio agrario di Roma” , ente che organizzava il lavoro agrario e la colonizzazione delle terre rimaste incolte dell’agro romano. Il suo incontro con la politica avvenne solo nel 1919 quando diede sostegno ai candidati cattolici  conservatori che aderivano alla lista di alleanza nazionale. L’avvento del fascismo lo convinse presto a lasciare la politica e tornare ad amministrare i suoi beni. Riguardo al regime fu all’inizio indifferente, poi divenne sempre più ostile e rifiutò l’invito ad entrare in un centro nazionale promosso dal principe Francesco Chigi. A partire dagli anni trenta, in seguito alla guerra d’Etiopia e di fronte all’avvicinamento al nazismo,  manifestò la sua vera ostilità al regime, nel ’38 rifiutò di far entrare Hitler a Palazzo Doria-Pamphili, residenza di famiglia; l’anno seguente inviò a Vittorio Emanuele III una lettera nella quale chiedeva di impedire l’entrata in guerra dell’Italia a fianco della Germania. Questa lettera gli costò il confino su ordine di Mussolini e ritrovò la libertà solo alla fine del 1941 grazie a pressioni fatte in suo favore da parte della Santa Sede. Dopo la caduta di Mussolini e dopo l’armistizio continuò a dare il suo apporto all’interno della resistenza in contatto sempre con ambienti ecclesiastici. Dei suoi favori si avvalsero molti antifascisti delle varie correnti politiche a partire da alcuni intellettuali come Visconti e Guttuso. Per la sua fama di antifascista divenne il candidato ideale per guidare la città di Roma di cui divenne sindaco a tutti gli effetti rimase in carica fino alle lezioni amministrative del 1946. Una volta insediatosi formò una giunta alla quale parteciparono tutti i partiti del Comitato di liberazione nazionale. Fu stipulato un programma diretto ad affrontare e risolvere tutte le emergenze create dalla guerra. Tale patto di “concordia politica” fu approvato anche dal Vaticano, durante una visita che il neo sindaco fece il 12 luglio del 1944 per esprimere ringraziamento della città per la protezione effettuata dalla Santa Sede da parte del Papa Pio XII. L’impegno della giunta non riuscì a risolvere tutte le emergenze degli sfollati, della disoccupazione e della fame. Il neo sindaco riuscì, comunque, a tamponare il disavanzo del bilancio comunale, a riorganizzare gli uffici comunali e ad affrontare alcune misure a favore dell’infanzia.  La giunta Doria Pamphili esaurì il suo compito in seguito alla consultazione istituzionale del 2 giugno del ’46 e il  mandato del neo sindaco si esaurì il 10 novembre 1946.

A Gaeta il principe e lo zio diventano subito amici, la fiducia e la stima reciproca alleviano,  anche se solo per un pò,  le loro pene. Il principe riceve come confort molti libri. Lo zio, appassionato sempre di lettura, li legge tutti, alcuni li impara a memoria. Quando il loro arresto-confine finisce lo zio ha in dono alcuni libri che porterà con il suo bagaglio a Cerqueto, si salutano con la speranza di incontrarsi di nuovo.

Si incontreranno… zio Egidio lo cerca nella sua villa nei pressi di Roma. Fa un po’ fatica per entrare, il custode, infatti, lo rimanda indietro più volte perché lui ha addosso abiti dismessi. Quando,  finalmente, riesce a vedere il principe, si riconoscono, si abbracciano e piangono commossi. Viene ospitato per alcuni giorni e invitato a rimanere per sempre ma lo zio non accetta. Il suo amico, diventato sindaco di Roma, gli chiede se ha bisogno di un lavoro ma lo zio per se stesso non chiede nulla,  raccomanda soltanto alcuni paesani che, senza titoli di studi,  entrano al comune di Roma come netturbini. E’ troppo innamorato del suo paesino e torna a Cerqueto.

Nel frattempo la guerra è finita,  anche nel nostro paesino si avvertono il disagio e la fame del dopoguerra. C’è da ricostruire tutto, per sopravvivere si fa fatica. I giovani  soldati reduci, scampati alla guerra, cominciano a ricostruire le  case semi distrutte dai bombardamenti e a fare lavori agricoli e di pastorizia per sopravvivere. Lo zio Egidio, sempre più anarchico convinto, per prima cosa si reca con alcuni amici a Fano Adriano e, nella piazzetta del municipio, distrugge il monumento eretto in favore del fascio. Questa volta non viene arrestato perché l’Italia è finalmente libera. Rimane a Cerqueto poco tempo, poi torna definitivamente a Roma. Conduce una vita semplice ma è conosciuto e stimato da tutti, vive in una caverna a Saxa Rubra in compagnia dei suoi libri e di alcuni cani. Si ammala, viene ricoverato in ospedale e lì  muore negli anni settanta. La zia Anna e mia sorella Lena gli fanno spesso visita durante la degenza e nella sua casa povera trovano alcuni libri. Tra questi,  lintruso, che mia sorella Lena , porterà nella mia povera libreria.

Rita Di Matteo