Crea sito

Cerqueto InForma

Storia, cultura e vita di un paese

La Storia e Fiorino

Anche l’Abruzzo fu duramente attraversato dalla Seconda Guerra Mondiale. Nei piccoli paesi e nei villaggi montani, per via del loro naturale isolamento, sicuramente la guerra fu meno sentita nei suoi aspetti più eclatanti,  ma il dolore e l’offesa che l’odio razziale e  i sentimenti disumani che l’accompagnarono, come  d’altronde accade sempre durante le terribili esperienze di guerra, vivono ancora nella memoria individuale e collettiva di queste nostre piccole realtà rurali.

Ancora adesso, passati oltre 65 anni, la tristissima storia della breve vita e della morte di Fiorino Consorte vive nella memoria dei suoi compaesani cuscianesi e in quella degli abitanti di Cerqueto, teatro della tragica sorte del giovane. Ė passato molto tempo e sono ormai pochissimi gli uomini e le donne che conoscono i dettagli della triste vicenda di Fiorino e che si aprono al racconto, ma chi lo fa ne trasmette tutto il dolore e  un ricordo incancellabile.

Aveva poco più di diciannove anni Fiorino l’ otto settembre del 1943 quando fu reso pubblico l’Armistizio tra il Regno d’Italia e le forze anglo-americane.  Lascia il fronte dove combatte come semplice soldato per fare ritorno alla sua casa, a Cusciano. Gli ufficiali italiani e i comandi non ricevono ordini esecutivi, è il caos totale nell’esercito italiano. Fiorino, come tanti altri, fugge, abbandona l’esercito. Parte da Feltre, Belluno, e dopo un lungo viaggio  disperato e pieno di insidie, come solo l’immaginazione ci può suggerire, riesce a scampare i pericoli e a raggiungere la “casetta di Torretta”,  al bivio per Santa Croce, facilmente raggiungibile dalla statale 80. La casetta dell’allora anziano Nicola Torretta  per Fiorino fu l’unico rifugio possibile e il vecchio Nicola non si rifiutò di offrire riparo e ristoro al povero ragazzo, mettendo a repentaglio la sua stessa vita.  Nella piccolissima casa di Nicola avevano contemporaneamente trovato rifugio anche  due soldati inglesi, coi quali Fiorino condivise per alcuni giorni i magri pasti e il calore del piccolo focolare.

E’ il 28  settembre  del ’43. L’Italia non è più alleata della Germania. La ritorsione da parte degli ormai ex-alleati nazisti, non si fece attendere tanto che fu immediatamente attuata “l’operazione Achse” (asse), ovvero l’occupazione militare di tutta la penisola italiana. Il comando nazista, che  con le armate SS controllava anche le nostre zone, andava in perlustrazione giorno e notte in cerca di sfollati e possibili prigionieri di guerra. Allora era molta la gente che peregrinava per sfuggire alle rappresaglie  e alla prigionia dei tedeschi e sottrarsi alle leggi fasciste. Si cercava rifugio nelle grotte, negli anfratti,  nelle stalle o nelle case abbandonate. Molti si salvarono grazie alla solidarietà di tante persone che rischiarono la propria vita per assistere con viveri e asilo coloro che cercavano disperatamente di farla franca. Diversamente però andò per Fiorino.  I tedeschi, ormai nemici degli italiani,   spiano da lontano la

 piccola casetta di Nicola. Forse dietro qualche segnalazione, la sorvegliano giorno e notte. Scoprono  questi giovani intenti a fare la fronnë (fascine di fronde di alberi da dare agli animali durante l’inverno) . Partono due squadre naziste, una dal basso e  l’altra proveniente dalla statale 80 sovrastante la casa e si accaniscono sui quattro i malcapitati  con botte e maltrattamenti. Il povero vecchio Nicola viene ridotto in fin di vita, morirà infatti non molto tempo più tardi, dopo aver raccontato come si erano svolti i fatti nei pressi della propria casa.   I tre  giovani vengono presi e portati presso il presidio tedesco che  in quel momento si trovava a San Giacomo.  I due soldati inglesi vengono fatti prigionieri, per Fiorino viene decisa la fucilazione perchè giudicato disertore, perché italiano e non più alleato,  considerato dai tedeschi traditore.

Della fucilazione nessuno sa dire, nessuno ha assistito all’orrore, solo qualcuno tenta di ricostruire con rabbia e dolore il modo in cui l’esecuzione fu condotta. Qualcuno ricorda di aver sentito le urla che ordinavano al giovane di scavarsi la  fossa con le proprie mani per poi finirvi dentro dietro i colpi di pistola,  senza pietà. Molti furono i cerquetani che, intenti a lavorare nei campi, udirono urla disumane e subito dopo alcuni spari.

Un testimone importante fu il giovane mugnaio, Silvino Panza, proprietario del mulino nei pressi del torrente San Giacomo, il quale riferì sia agli inquirenti,  sia a quanti avevano sentito le urla e gli spari, di aver incontrato nei pressi del bivio di San Giacomo il giovane Fiorino, con una zappa sulle spalle, che si s’incamminava con due o tre soldati tedeschi lungo la mulattiera che conduce da San Giacomo a Cerqueto. Lui aveva azzardato domandare dove lo portassero e loro  avevano risposto: ”Kaput, kaput”. Il mugnaio aveva intuito così che qualcosa di tragico sarebbe accaduto e si ritirò in casa impotente e preoccupato. Non molto distante dal luogo dell’incontro, fu infatti ritrovato il corpo di Fiorino.

I cerquetani  riferirono tutto quello che sapevano a Gaetano, il padre di Fiorino. Dopo una breve perlustrazione del territorio, fu il padre stesso a recarsi su quella  terra scavata, forzatamente rimossa da suo figlio, per scavarla nuovamente, pietosamente con le sue mani e riprendersi il corpo semi-interrato del suo Fiorino. Solo il capo del giovane fuoriusciva dalla terra, un richiamo impietoso quasi uno spettacolo macabro e criminale, che non trova alcuna giustificazione nelle esigenze belliche. Posto su una scala di legno fu amorevolmente riportato a Cusciano. In preda alla paura e al terrore solo da lontano i cerquetani seguirono con lo sguardo il corteo.

Con il tempo e col susseguirsi delle generazioni quella terra è stata abbandonata ai rovi e alla natura selvaggia. Oggi è difficile distinguere quella croce di legno, da qualche parte, tra l’erba alta. Una terra allora coltivata a maggese, li vignë, terra che ha assorbito il sangue innocente di un ragazzo. Oggi a memoria di questo scempio non c’è solo, da qualche parte e sempre  che abbia resistito al tempo, quella croce di legno, ma anche una pietra bianca su di una parete della chiesa di Santa Lucia a Cusciano,  a memoria perenne di Fiorino e della terribile barbarie che se lo portò via.

Dietro richiesta proveniente dal Ministero degli Interni con la circolare del 9 maggio 1945, il comune di Fano Adriano invia in Prefettura, come resoconto sulle “ brutalità  commesse dai tedeschi e dai fascisti” dopo il 25 luglio 1943, quella di Fiorino Consorte di Gaetano, ucciso dai tedeschi.

Rachele Consorte