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Cerqueto InForma

Storia, cultura e vita di un paese

Lavori post-post sisma

Puntellamenti e reti di protezione alla piazza del Castello - Ph. Giovanni LeonardiIn queste ultime settimane sono iniziati i lavori di consolidamento delle abitazioni pericolanti, che si affacciano sulle vie pubbliche di Cerqueto e che costituiscono quindi un pericolo nel caso qualche elemento di questi edifici dovesse improvvisamente cedere. Il lavoro è stato finanziato con i fondi della Protezione Civile riservati alla messa in sicurezza di manufatti edilizi in seguito al sisma del 6 aprile 2009.

A tale proposito, possiamo dire che a Cerqueto il terremoto non fece (dopo quattro anni è preferibile usare il passato remoto) particolari danni. Tutti i ruderi, anche quelli rimasti solo con qualche parete in equilibrio instabile, avevano resistito alle scosse. Questo diversamente dagli altri paesi limitrofi, come Fano Adriano o Pietracamela, che invece subirono danni più rilevanti. Si potrebbe pensare che ciò derivi da un sottosuolo diverso da paese a paese.  il sottosuolo di Cerqueto potrebbe essere solido e roccioso e con molti vuoti (per via delle grotte che vediamo affiorare anche in superficie in diversi punti del nostro territorio), per cui gli effetti delle onde sismiche sono attenuati.

Certo, il terremoto  contribuì  a indebolire ulteriormente le vecchie abitazioni, ma per molte di esse si può affermare che chiunque di noi le ricorda da sempre così come sono ora. Comunque sia, nei vecchi edifici, qualche crepa in più provocata dal terremoto ne ha peggiorato la stabilità. Nulla da dire quindi sulla loro messa in sicurezza. Da tempo anzi si parlava di intervenire in qualche maniera su certi fabbricati pericolanti, alcuni divenuti antiestetici per via delle parti cadenti o deformate o perché invasi dalle erbacce. La difficoltà era nel convincere i proprietari ad intervenire: con questa soluzione il problema è stato invece risolto in un sol colpo.

Puntellamenti e reti di protezione alla piazza del Castello - Ph. Giovanni LeonardiCiò che lascia molto perplessi sono invece i tipi di strutture utilizzate per la messa in sicurezza ed i risultati estetici finali. Alcuni edifici irrecuperabili sono stati fatti cadere direttamente a terra e le macerie ammassate dentro (più o meno) l’originario perimetro. Negli edifici meno compromessi, le pareti sono state rinforzate  con imbracature formate da travi in legno e tiranti di acciaio ancorati su punti stabili trovati sul posto o costruiti ex novo con plinti in calcestruzzo armato. Sugli infissi ed architravi sono stati fissati puntelli in legno, cosa che in qualche caso ha richiesto la rimozione delle vecchie  porte o delle finestre, lasciando così dei vuoti.

Ancora meno accettabili sono le recinzioni di protezione. Per legge, il perimetro dell’edificio oggetto dell’intervento deve essere circoscritto ad alcuni metri dalle pareti, così da demarcare un certo limite di sicurezza. I materiali scelti a questo scopo sono le tavole da costruzione in abete, ancorate con tavole trasversali e sghembe dello stesso tipo che si appoggiano sulle pareti e la rete rossa in plastica da cantiere. Il risultato finale è un insieme irregolare e distorto di tavole e plastica.Interventi al Castello - Ph. Giovanni Leonardi

La denominazione “opere provvisionali” data a questi interventi è fuorviante in quanto nella realtà queste diventeranno opere stabili a tutti gli effetti. Nel nostro paese si ristrutturano purtroppo pochissime abitazioni e gli interventi di recupero sono già scarsi per quelle quasi abitabili: figuriamoci per queste. Verosimilmente, gli interventi appena fatti rimarranno così per anni, si potrebbe dire “per sempre” se questo termine avesse un senso finito. E’ facile anche immaginare cosa diventeranno tra qualche anno il legno delle tavole e la plastica rossa della recinzione. Deteriorate e annerite le prime mentre la rete sarà ridotta a brandelli dagli agenti atmosferici naturali. Vedere edifici interessanti, come la casa di Olimpia, slarghi con scorci tra i più belli di Cerqueto, come quello davanti la casa di Federico o la piazza del Castello, il rione che, dal punto di vista architettonico, è il luogo più importante del paese, circondati da recinzioni di  tavole consunte, lascia molta amarezza nell’animo di chiunque abbia a cuore la nostra località. Un danno anche di immagine per eventuali visitatori, a qualcuno dei quali, non si sa mai, potrebbe anche nascere l’idea di comperare e ristrutturare una casa, qualora il luogo fosse piacevole ed accogliente.

Senza voler entrare nel merito della scelta e del numero degli edifici sui quali era necessario intervenire, anche se pure su ciò ci sarebbe da discutere, se proprio bisognava collocare protezioni per evitare l’accesso o il semplice avvicinamento all’edificio, si sarebbero dovute trovare per queste soluzioni più idonee al decoro urbano.  

Meno impatto hanno gli edifici completamente abbattuti, che anzi liberano luce agli edifici contigui. Anche qui però, per evitare la rimozione delle macerie, queste sono state lasciate sul posto. Nel tempo sopra di esse  cresceranno erbe e cespugli, che conferiranno al dintorno un’immagine di incuria e abbandono. Sarebbe stato allora opportuno utilizzare le stesse pietre dell’edificio, dopo averle ammassate all’interno dei muri di base dimezzati in altezza,   per formare un basamento piano di pietra e cemento sulla sommità,  in modo da restituire la geometria preesistente ed evitare la crescita di cespugli.

Certo è che questiInterventi alla piazza del Casale - Ph. Giovanni Leonardi sono interventi invadenti del tessuto urbano. Sono stati pensati, si può immaginare, proprio durante il progetto di “Borghi attivi” a cui il nostro Comune ha voluto partecipare,  e realizzati qualche mese dopo la sua conclusione. L’asse portante di tale progetto era la partecipazione e la condivisione delle scelte urbanistiche da parte dei cittadini. Ma questo mirabile intento, dopo relazioni, convegni e promesse a voler rendere concreti i propositi, è stato presto disatteso.  Un intervento rilevante, come quello di cui parliamo, sarebbe stato invece l’ideale per dare inizio a questo nuovo e auspicabile modo di operare.

Nondimeno, tutti noi cittadini dovremmo essere più partecipi e attenti a queste problematiche. Tutti dovremmo comprendere l’importanza che hanno l’ordine, la coerenza e l’estetica nelle opere pubbliche e nelle residenze private, per potenziare lo sviluppo locale o anche solo per migliorare la qualità della vita dei residenti.

                                                                                                                                                                                                                      Angelo Mastrodascio