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Cerqueto InForma

Storia, cultura e vita di un paese

My First 48th Presepe Vivente

Ph. Gianluca PisciaroliHaving had the privilege of visiting Italy in the summertime, it’s been quite some time that I’ve wanted to visit Cerqueto in the winter. A combination of the Gran Sasso landscape and the holiday spirit, I’ve always thought it would be a sort of magical place. A quaint little town tucked behind the mountain and beneath the snow – there’s really nothing better especially for a Canadian. Admittedly, my expectations were quite high, but I was excited to finally get the chance to experience Cerqueto in the winter, in all its Christmastime splendor.
That being said, during the Christmas holidays as a child, Cerqueto had always been a topic of conversation. The talk of the town was the presepe vivente. My nonna Meca although not particularly religious, spoke of how Cerqueto was famous for its live representation of the nativity.

In Canada, the only thing mildly similar to the Cerqueto presepe vivente, are nativity plays organized by schools and churches. In case anyone was curious, I had the opportunity to play the proud role of “star-holder”. It goes without say that we have nothing that compares.

Ph. Franco PilatiThinking the presepe was a more sophisticated version of those plays familiar to me, I went in completely underestimating the size and quality of production. To see it for the first time was an amazing experience. I was impressed just at the first stages of the preparation process. The lights at night create such a beautiful and serene atmosphere – it is nothing like I imagined at home in Montreal. Certainly hearing about it is one thing– seeing it, another. Firstly, I had no idea that the whole mountain was used as the backdrop for the story. Just the scenery itself was a true wonder. Secondly, I’ve always thought the story told was just that of the nativity, not the whole story of man on earth from the creation to the nativity of Jesus, according to the Holy Bible! This made the story much more interesting and complete, as everything really unfolded seamlessly.

Seeing the presepe vivente for the first time was a striking experience. The impact of the music – yes, even that of the “new” Cavalcata, added so much depth to the whole show. The soothing (but not boring) voice of narrator, obviously a fine actor and the gorgeous lights made it an overall joy to watch. Recognizing the faces of the characters added a little extra fun as well. Not to mention, on the day of preparation, you could feel the little twinkle of excitement that fills the town while gathering the costumes, making the vin brulé and gathering the farm animals (I had no absolutely no idea that a “mucca” was that enormous). Needless to say, for a foodie such as myself, the “fritelle” were sincerely appreciated.

For a first-time viewer , the presepe vivente is nothing short of spectacular. Wherever its charm lies, the play really validated my love for Cerqueto. And it’s not just because it’s a mountain town, nestled in a spectacular landscape, and it’s not simply because it is the birthplace of my grandparents and dad. Of course the latter made the whole experience more meaningful, but there really is something special about this place that keeps you wanting to go back. For those who have seen the presepe, this feeling is not unfamiliar. People keep coming to watch it because there is that beautifully rare feeling of tradition most places frankly do not have (even when they try). I love the fact that year to year changes are made to keep people guessing which for me, fantastically keeps that tradition alive. Crowds will have their favorite song or their favorite part, but the fact that it evolves from year to year makes the whole production, the whole purpose meaningful and true. As you can probably already tell, my very first presepe vivente was a memorable to say the least – something that certainly justified all that talk at a Canadian Christmas table years ago.

Cristina Ruscio

Il mio Primo Presepe Vivente: 48esima edizione

   Ph. Gianluca Pisciaroli Sono sempre venuta in l’Italia in estate ma è da diverso tempo che desidero visitare Cerqueto in inverno. Ho sempre pensato che la combinazione del paesaggio del Gran Sasso con lo spirito della festa lo avrebbe reso una sorta di luogo magico. Un paesino pittoresco, nascosto dietro la montagna e per di più sotto la neve – non c’è davvero niente di meglio, soprattutto per una canadese! Le mie aspettative erano piuttosto alte,   ero entusiasta di assaporare finalmente Cerqueto in inverno, in tutto il suo splendore natalizio.

 E poi da bambina, durante le vacanze natalizie, Cerqueto è sempre stato oggetto di conversazioni: l’argomento era il presepe vivente. Mia nonna Meca, anche se non particolarmente religiosa, diceva quanto Cerqueto era famosa per la sua rappresentazione dal vivo della natività.

In Canada, le uniche cose appena avvicinabili al presepe vivente di Cerqueto sono le rappresentazioni teatrali dei presepi organizzati da scuole e chiese. Nel caso qualcuno fosse curioso, ho avuto l’opportunità di svolgere il ruolo orgoglioso di “porta stella”. Inutile dire che non si può affatto fare alcun confronto.

Pensavo che il presepe fosse semplicemente una versione più sofisticata di quelle rappresentazioni a me familiari ma avevo sottovalutato completamente la dimensione e la qualità della produzione. A vederlo per la prima volta è stata un’esperienza incredibile. Sono rimasta colpita già durante le fasi della preparazione. Le luci di notte creano una bella e serena atmosfera – niente di ciò che immaginavo a casa, a Montreal. Certamente sentirne parlare è una cosa, vederlo è un’altra cosa. Tutto è andato ben oltre le mie più rosee aspettative!. In primo luogo, non pensavo che l’intera montagna fosse usata come scenario per la storia. Solo il paesaggio in sé è stata una vera meraviglia. In secondo luogo, ho sempre pensato che la storia raccontata fosse solo quella della natività, non l’intera storia della’uomo sulla terra, dalla creazione fino alla nascita di Gesù, secondo la Sacra Bibbia! Questo ha reso il racconto molto più interessante e coinvolgente, dato che tutto si è volto fluidamente senza interruzione di continuità.

Vedere il presepe vivente per la prima volta è stata un’esperienza impressionante. L’impatto della musica – sì, anche quello della “nuova” Cavalcata – ha aggiunto intensità a tutto lo spettacolo. La voce del narratore, ovviamente un bravo attore, e le luci bellissime ne hanno fatto un piacere totale da gustare. Riconoscere i volti dei personaggi ha aggiunto un po’ di divertimento in più. Per non parlare della preparazione: si sentiva l’eccitazione che riempiva il paese durante la distribuzione dei costumi, la preparazione del vin brulé, la sistemazione degli animali (non avevo assolutamente idea che un “mucca” fosse così enorme). Inutile  dire, per una buongustaia come me, che le “frittelle” sono state sinceramente apprezzate.

Ph. Gianluca PisciaroliPer chi lo vede per la prima volta il presepe vivente è a dir poco spettacolare. Ovunque risiede il suo fascino, la rappresentazione  ha davvero rinsaldato il mio amore per Cerqueto. E non solo perché è un borgo di montagna, immerso in un paesaggio meraviglioso, e non perché è il paese natale dei miei nonni e di papà. Naturalmente questo ha reso l’esperienza più significativa, ma c’è davvero qualcosa di speciale in questo posto che fa sì che si voglia tornare. Per coloro che hanno già visto il presepe, questo sentimento non è nuovo. La gente continua a venire per vederlo perché c’è un sentimento della tradizione bello e raro, che altri luoghi sinceramente non hanno (anche quando ci provano). Mi piace il fatto che di anno in anno vengono apportate modifiche, senza svelarne i segreti . Il che per me, tiene fantasticamente viva questa bella  tradizione. La gente avrà la propria musica preferita o la propria parte preferita, ma il fatto che la manifestazione si evolve di anno in anno rende tutta la produzione, l’intero progetto significativo e vero. Posso dire che il mio primo  presepe  vivente è stato una memorabile esperienza, a dir poco – il che certamente giustifica tutto quel parlare intorno ad un tavolo canadese di un Natale di anni fa. 

(Traduzione di Adina Di Cesare)