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Cerqueto InForma

Storia, cultura e vita di un paese

Quando andare a scuola era un lusso

Famiglia  Di MatteoAi tempi della mia infanzia e fin oltre metà degli anni ’60, Cerqueto aveva un bel numero di abitanti, pur essendo anni segnati dall’ emigrazione nelle lontane Americhe e in città, come Roma, alla ricerca di un lavoro e un avvenire migliore.
Cerqueto era veramente lontano! Quando nevicava si rimaneva isolati da tutto e tutti. Solo la radio, quando la neve non aveva rotto i fili della luce, ci dava notizie dal mondo…E nevicava spesso! Ricordo una nevicata nel mese di Ottobre e le pecore di Vincenzo Zalabra (detto tenente) attraversare il Piano in un viottolo tra la neve. Anche per le pecore la vita non era certo facile fra le nostre amate montagne: la transumanza comprendeva diversi giorni di cammino e di spostamenti, stipate in camion rimorchi come sardine! Non c’era ancora la strada, si camminava molto a piedi o sul dorso degli asini e i più benestanti avevano i muli o i cavalli. Per andare a comprare le medicine (fortuna che servivano poco!) si doveva andare a Montorio o a Fano dove c’era una farmacia. L’andata durava mezza giornata: c’era la strada da fare a piedi per raggiungere i pullman che avevano il nome del luogo dove partivano: La Prétë (Pietracamela), Nëraitë (Nerito), L’Aquila. Gli autisti ci conoscevano e se ci vedevano correre per raggiungere la fermata, ci aspettavano. Quando qualcuno aveva bisogno dell’ospedale, anche un evento bello come il parto, diventava un dramma. La partoriente doveva essere trasportata a mano su una scala, che fungeva da barella. Io ricordo la prima barella, donata dal sindaco e poggiata a scuola, nella casa della maestra. La barella era di una stoffa pesante, marrone, e fu inaugurata dalla mamma i Giacomino, la simpatica Antonietta, che partorì verso le Vigne. Non riuscì a raggiungere l’ ospedale: uno dei figli, non ricordo se Giacomino o Franco, aveva fretta di nascere! Quella volta fu veramente una festa! Ma non sempre le cose andavano così bene. Il medico veniva una volta alla settimana. Il primo che ricordo si chiamava Alessandro Nisi, per tutti Don Alessandro. Era di Fano, raggiungeva Cerqueto sul dorso di un mulo e visitava gli assistiti nella scuola. La scuola, che si trovava nell’ambito delle mura della Chiesa, era il luogo dove la mattina si andava per imparare e si aspettava la maestra ma anche dove si andava a votare e a farsi fare i vaccini dal dottore. Rivedo ancora quest’uomo alto, imponente, che prende una specie di penna e mi disegna sul braccio destro un fiore che ho tutt’ora…indelebile come il ricordo nella mia mente. Un altro dottore, che venne dopo, si chiama o si chiamava Francesconi, ci somministrò il vaccino “Sabin” contro la polio e poi il caro Bruno Marsilii, amico di papà di Pietramela, che spesso scendeva a piedi con la moglie, magra magra e sorella della maestra di Rita, Dusa. La mia maestra, che era stata anche la maestra di mio padre e di mia madre, e di tutte le generazioni precedenti la mia, si chiamava Consolina De Federicis. Era di Teramo ed era venuta a Cerqueto nel primo ventennio del ‘900 per restarci tutta la vita, visto che aveva sposato Sistino Misantoni, che si adoperava nel fare “scuola” a quanti non riuscivano a seguire le lezioni della moglie per vari motivi che sorgono in una comunità come quella cerquetana. La maestra vecchia, come la chiamavamo, era una persona carina e sempre in ordine. In chiesa veniva sempre con la borsetta ed era gentile con tutti. Io la ricordo con affetto perché fu proprio lei che mi fece venire la voglia di fare il suo stesso lavoro, quando avevo sette anni. Dicono che era un po’ severa ma se non lo fosse stata nessuno, nella realtà cerquetana di quei tempi, sarebbe andato a scuola e tanto meno per imparare. Erano tempi in cui non c’era il pane per tutti e, per giunta, le guerre erano il companatico. A Cerqueto c’era la scuola elementare solo fino alla terza classe e quindi tutti, anche i più bravi, eravamo “costretti” a ripeterla…perché lasciare la scuola a otto anni era più dannoso che lasciarla a nove. Non era certo una bella prospettiva! Ricordo ancora i discorsi di papà mentre tagliava i capelli a Orlando (il padre di Silvio, il maestro scultore) che parlavano per trovare il modo di istituire a Cerqueto la quarta e la quinta classe e si rammaricavano per noi, che, per continuare a studiare, saremmo dovuti andare a Montorio. Le due classi arrivarono dopo qualche anno perché né io né quelli con qualche anno in meno, riuscimmo a frequentarle. Come tutte le cose strane, che poi tanto strane non erano, la scuola popolare aveva il compito di rialfabetizzare chi aveva dimenticato con gli anni le poche nozioni apprese. Frequentai per due anni la scuola popolare: un anno con la maestra Elsa di Fano, un anno con la maestra Giuseppina, che quest’anno ho rivisto con tanto piacere. Di asilo nido neanche a parlarne! Era normale tenere i bambini a casa e vederli giocare per la strada con i sassolini e correre per le viuzze, dove qualche gallina partecipava alla gara con il suo allegro coccodè.

Rema Di Matteo