Nel sito di Antonio Palermi “auaa.it” (espressione ascolana, città dell’autore, ma anche cerquetana, usata per esprimere stupore di fronte ad un avvenimento o panorama di particolare bellezza) si parla delle “cascate del fosso di Cerqueto”. Le cascate si trovano in un luogo impervio ai confini dei territori di Cerqueto e Pietracamela. In inverno sono spesso ghiacciate a causa della perfetta esposizione a Nord. Sono posizionate non lontano dalla fonte de “li Urë”, che, come suggerisce il nome, ha la stessa esposizione.
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Le cascate del Rio San Giacomo permettono di passare una giornata arrampicando su salti di varia difficoltà. La zona è stata attrezzata con fix e catene e permette anche di effettuare le salite assicurati dall’alto. Le difficoltà sono molto varie e vanno dal III al 5 e oltre se andiamo a cercare le candele. E’ stata attrezzata anche una linea in dry-tooling con fix sulla parete, proprio a sinistra della cascata bassa. I salti sono 2, abbastanza simili, quello più alto ha uno sviluppo superiore ed è anche più difficile. continua →
Diceva bene Giulio Di Nicola in una sua poesia, Ma cerchi e rovisti indarno storia che fu, Cerqueto non trovi giammai;. Ricostruire la storia di Cerqueto e le sue relazioni con l’insediamento abbandonato di Canili con la sua chiesa di S. Maria, presenta molte difficoltà proprio per l’assenza di saggi archeologici e specifici studi. continua →
Numerosi studi storici del Medioevo dimostrano la presenza, importante e intensa, dei Longobardi in gran parte delle contrade abruzzesi. Le opinioni circa l’occupazione della provincia romana Valeria, e della V Regio, Picenum, da parte dei Longobardi sono contrastanti ma, con certezza, sappiamo che, provenendo dalla base di Rieti, si stanziarono molto facilmente tra le nostre montagne, lasciando ai Bizantini solo sporadici presidi lungo le coste. La dominazione longobarda durò ufficialmente dal 571 al 774 ma, in Abruzzo, il longobardo ducato di Spoleto, con i sette gastaldati iniziali (circoscrizioni amministrative: Marsi, Amiterno, Penne, Chieti, Forcona, Aprutium, Valva), con gli stessi confini delle giurisdizione diocesane, ebbe una a vita molto più lunga. continua →
Ogni tanto in questo periodo mi piace ascoltare un brano musicale chiamato “The sleeping sea” (il mare addormentato). E’ un pezzo per chitarra classica del musicista inglese Steve Hackett, pacato, sereno, ma allo stesso tempo drammatico. L’autore rivela che nel comporre il brano ha immaginato il particolare contesto della città di Troia la sera precedente la sua distruzione per mano degli Achei.
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È per ricordare il poeta Saro Gianneri, prezioso e insostituibile collaboratore di Cerqueto InForma, che ho voluto rileggere Giostra di falene, il libro di poesie di Saro, pubblicato circa due anni fa (Edizioni Del Leone). La rilettura delle poesie è sempre un’esperienza nuova e profonda, ma, in questo caso, è stato anche un modo per comprendere appieno il messaggio di vita che Saro ci ha lasciato in eredità e per esorcizzare la desolazione e il vuoto che un poeta, quando scompare per sempre, lascia intorno a sé, pur continuando a vivere nei suoi versi a lungo e forse per sempre. continua →
L’interesse innato per le attività, gli utensili e gli strumenti del passato, hanno indotto Vincenzo Pisciaroli a costruirsi un telaio in legno, in tutto e per tutto uguale a quelli utilizzati dai suoi avi – ma pure dalla sua stessa mamma da bambina – ed a renderlo funzionante tramite l’insieme degli accessori necessari.
Lo specifico modello di telaio utilizzato gli è stato fornito da Ezio Giardetti di Pietracamela, il quale ne aveva in passato ricostruito uno appartenuto alla sua famiglia.
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“ La guerra è una brutta bestia, da qualsiasi parte la vuoi considerare “ Frase che spesso ho sentito dire da mio padre; parole che, nel ricordo dei suoi pochi racconti, con il passare degli anni, ho cercato sempre più di comprendere. Avevo tre anni quando mio padre tornò definitivamente a casa, dopo la prigionia nel lager tedesco. Nel dopoguerra c’era poco da raccontare. Bisognava lavorare e cercare di ricostruire quello che la guerra aveva distrutto, famiglie e cose. Rare volte ho chiesto a mio padre di raccontarmi quei terribili anni perché avevo la sensazione che non volesse trasmettere a me e al resto della famiglia le paure e le brutture vissute. Ho sempre conservato gelosamente tutti i suoi documenti e gli appunti personali, da quando nel giugno del 1982 si spense definitivamente nella sua Cerqueto, nella casa dove era nato. Ho sempre rimandato, anno dopo anno, il desiderio di sistemare tutto tra i classici album fotografici e contenitori per documenti. continua →
La soffitta della mia vecchia casa di Cerqueto custodisce tanti oggetti fuori uso: vecchi mobili, giocattoli, attrezzi da lavoro, utensili del babbo. Appena ho un po’ di tempo, mi piace curiosare tra quelle cianfrusaglie piene di ricordi . Mi fanno sentire la presenza delle mie care persone, che non ci sono più. Tra tanti oggetti trovo giornali coperti da un lieve strato di polvere. Uno mi colpisce. E’ ingiallito e scritto in inglese. Nella prima pagina ritrae una foto dei nonni, che io affettuosamente chiamo “americani”, mentre stanno salendo sulla scaletta di un aereo. continua →

Un ricordo vivo della mia lontana infanzia sono i tarallucci di S.Biagio. Il giorno prima della festa del 3 febbraio , nonna Maria prendeva la tiella di rame, ripulita col sale e l’aceto, per cuocere i tarallucci, che mamma preparava sopra la “splanatura” in belle file, come tanti soldatini. continua →
Francesco viveva in un bel paesino, alle pendici di un alto monte, con grandi querce e con ulivi, abbarbicati ai terreni scoscesi, ricoperti di erbe e fiori che, a primavera, facevano bella mostra di colori che inviavano profumi nell’ aria argentina. continua →
La “scoperta” che era possibile trovare tartufi sul territorio di Cerqueto avvenne negli anni 90. Il primo a parlarne ed in seguito a prendere la specifica licenza fu Federico Mastrodascio. In quegli stessi anni, del resto, sul ciglio della nostra strada sostavano spesso le macchine dei cercatori di tartufi, tanto che a volte prendevamo in considerazione la possibilità di delimitare il territorio tramite targhe con divieto di raccolta. Prima di allora comunque non avevamo mai preso in considerazione il fatto che si potessero trovare i tartufi sopra le nostre terre. continua →
La vegetazione arborea attualmente presente sul territorio teramano appare dominata da poche specie che tendono ad avvicendarsi a seconda dell’altitudine nell’ambito di un quadro piuttosto semplificato e prevedibile. Alle quote medie gli alberi più diffusi sono le querce, presenti un po’ ovunque, sia come piante isolate nei campi e nei prati, che come componenti di mantelli boschivi generalmente di limitata estensione. In Abruzzo le querce (genere Quercus) sono rappresentate da varie specie, caratterizzate da aspetto ed ecologia piuttosto differenti, tra esse l’entità che oggi è più diffusa, in un certo sento quasi ubiquitaria, è senza dubbio la roverella (Quercus pubescens), la quercia più nota e familiare dei nostri ambienti collinari. continua →

I tartufi altro non sono che funghi che crescono sotto terra e, una volta arrivati a maturazione, sprigionano un intenso profumo. Le radici, anche se solo sottilissimi filamenti, di querce, faggi, pioppi neri e bianchi, carpini , noccioli, pini fanno parte del loro habitat naturale, in un rapporto di simbiosi spontanea.
Ed è il tartufo nero estivo o scorzone il più diffuso a livello naturale nella nostra montagna. Il nome scientifico è Tuber Aestivum ma viene comunemente chiamato scorzone per via della scorza molto ruvida e verrucosa. continua →

Ingredienti
(per 15 tarallucci – Mediamente con un uovo si ottengono tre tarallucci)
5 uova, farina q.b., acqua bollente, acqua fredda. continua →